Cup sguarnito e lunghe file all’ospedale

Una strana epidemia ha colpito gli addetti del centro prenotazioni uniche a Fermo, tutti in malattia giovedì salvo una donna. Assenze che fanno pensare male al comitato per la sanità fermano. Questo gruppo, che si è costituito per dare voce alle istanze dei residenti in provincia, non potendo affrontare le problematiche direttamente con la direzione sanitaria, ieri ha radunato la stampa in Piazza del Popolo per far emergere le criticità e discuterne. Nella speranza di risolvere i problemi. Sono cinque gli sportelli Cup a Fermo, il sesto è solo per accettazioni e ricoveri. Possibile che il sistema sia andato in tilt?

«Abbiamo segnalazioni di utenti che si sono rivolti al Cup» dicono Bruno Nepi e Giuseppe Diomedi, del comitato «tutti segnalano disservizi e giovedì, addirittura, era aperto uno sportello su cinque. L’impiegata ha detto che gli altri suoi colleghi erano in malattia e noi ipotizziamo si tratti di stress per una situazione oramai fuori controllo». Da quando c’è il covid si segnalano disagi al Cup ma, superata la fase emergenziale, tutto sarebbe dovuto tornare alla normalità. Così non è, a quanto pare. «Sospettiamo ci sia un disagio generalizzato nell’organico – dicono i fondatori del comitato – a noi non interessa chi è o non è in malattia, ci interessa solo che il servizio funzioni». Il virus piombato su un sistema già fragile l’ha terremotato.

Tutte le patologie (eccetto il coronavirus) sembrano accantonate, scompare la prevenzione. A un apparato pubblico disfunzionale se ne accosta uno privato indubbiamente valido ma chi vuole curarsi deve pagare. A questo a che servono le tasse per mantenere il servizio sanitario pubblico? Questa la grande domanda che si pone il comitato. Ideale, secondo Nepi e Diomedi, sarebbe di far collaborare pubblico e privato, con convenzioni ad hoc. «E’ difficile accedere alle prenotazioni e i tempi per le visite sono lunghissimi, a questo punto perché non valutare l’idea di convenzioni con ambulatori privati per garantire comunque il servizio pubblico? – domandano Nepi e Diomedi – per risolvere il gap al pronto soccorso l’ospedale si è rivolto alle coop, perché non rivolgersi agli ambulatori privati per fare le tac? Le malattie evolvono, non vanno trascurate!».

A rapporto col comitato venerdì c’è stata Moira Canigola, sindaco di Monte Urano e presidente della provincia. Ne è emerso che i sindaci non conoscono i tanti problemi della sanità. Basti dire che alla conferenza dei sindaci se ne sono ritrovati in 6. Il comitato non può contare neanche sul rapporto con il dirigente d’Area Vasta Roberto Grinta: «ci aveva chiesto se poteva darci del tu ma non vuole riceverci, noi portiamo la voce dei cittadini, non la nostra, e ci dispiace che non voglia rapportarsi con noi. Non è possibile che non trovi un’ora di tempo». Inutile anche confidare sul nuovo nosocomio per risolvere le magagne: «sono sette campagne elettorali che sentiamo parlare dell’ospedale di Campiglione» la chiosa.

9-10-2021

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