Faleriense, no ad altri comitati

«Non servono comitati per la festa della Faleriense, servono persone di buona volontà in aiuto alle associazioni che già ci sono nel quartiere». L’idea del comitato per fare la festa del Sacro Cuore nel quartiere più popoloso di Porto Sant’Elpidio non piace all’associazione di quartiere e nemmeno all’associazione dei commercianti. Il progetto di Giorgio Capodarca (ex presidente di un’associazione che vent’anni fa organizzava la festa) è suonato come uno schiaffo in faccia al presidente dell’associazione di quartiere Tiziano Giosuè e al suo segretario Marco Ballatore, nonché alla presidente dell’associazione Faleria Enjoy che raduna i commercianti della zona.

Capodarca aveva rilasciato un intervista al Corriere Adriatico nei giorni scorsi, lamentandosi del fatto che da due anni alla Faleriense non si fa più la festa a luglio, consapevole che c’è stato il covid-29 ma consapevole pure che altre iniziative si sono svolte in centro, come il festival del pesce azzurro. Secondo Capodarca, come in centro ci sono tre associazioni: quella di quartiere, quella dei commercianti e quella che organizza la festa di San Crispino, anche alla Faleriense ci dovrebbero essere più associazioni, una specifica per organizzare la festa. E lui, Capodarca, dice che un gruppo per costituire questo comitato già c’è. A giudicare, però, da come l’hanno presa le altre associazioni, la strada per Capodarca è in salita.

La sua idea è stata assimilata dagli altri come una critica distruttiva e non costruttiva e l’associazione di quartiere ha detto chiarissimamente che la prossima estate la festa la continuerà a organizzare l’associazione di quartiere, anche con il nuovo direttivo, perché a dicembre c’è il rinnovo delle cariche. Giosuè dopo 12 anni lascia la presidenza, non si ricandida ma continuerà a dare il suo appoggio all’associazione, seppure non sarà più in prima linea.

«Capodarca dice che sono due anni che non si fa più la festa ma che sta sulla luna? La festa non s’è fatta perché non si poteva fare» esordisce Giosuè nella conferenza stampa organizzata nella sede dell’associazione di quartiere. Dice che non si poteva ballare, non si poteva mangiare, non si poteva fare il concerto perché tutto è cambiato e non solo per il covid-19 «oggi per gli eventi non valgono le regole che valevano 20 anni fa» spiega.

L’associazione di quartiere organizza l’evento da dieci anni, «abbiamo alzato il livello, ci lavorano ottanta persone e sono tutti specialisti nei loro settori, dalla cucina al mercatino».

Giandomenico aggiunge che «non c’erano proprio i presupposti quest’estate per fare la festa alla Faleriense, non era proprio il caso di cercare gli sponsor, considerata la crisi, il momento difficile». Il segretario dell’associazione Ballatore dice pure che c’era stato un progetto di creare un comitato in passato «ma ci siamo ritrovati in 4 gatti». Il messaggio a Capodarca è di mettersi in fila e «l’anno prossimo sicuramente la festa la rifaremo noi».

5-10-2021

 

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