Malika ha messo ko i cultori del politicamente corretto: “se volete odiare, fatelo pure, ma accertatevi che sia io”

La libertà d’espressione supera i confini del politicamente corretto. Basta un’omonimia a ridimensionare il tutto. A una come Malika Ayane, la cantante, fossi il Capo dello Stato conferire un’onorificenza.

Insultata sui social, la cantante avverte: “non sono la Malika che cercate”. Lo fa in un modo schietto e liberatorio.

Era stata scambiata per Malika Chalhy, la 22enne cacciata di casa perché lesbica e che avrebbe comprato una Mercedes con i soldi delle donazioni. Ebbene, dopo lo scoppio del caso nei giorni scorsi, l’artista è stata sommersa da centinaia di messaggi di utenti che la insultavano.

Il suo era un caro caso di omonimia che l’artista ha messo subito in chiaro con un tweet ironico e intelligente che, a sinistra, potrebbero scambiare per sovranista, con la mania di schedare che hanno. Chiaramente Malika fa un elogio (forse anche involontario) alla libertà d’espressione: “cari fulmini di guerra che mi intasate la mail e i social con insulti o espressioni di solidarietà, ho una notizia per voi: la Malika che cercate non sono io”. E poi continua “incredibile che nel 2021 ci siano più donne con lo stesso nome, eh? Che poi, se volete mandare messaggi d’amore, siete i benvenuti, se d’odio un po’ meno, ma avrete le vostre ragioni, purché siano per me stessa medesima”. 

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