Metanodotto, famiglie in trincea

Il metanodotto San Marco passa a Cretarola e si trova davanti una donna pronta a far valere le sue ragioni. Domani è fissata l’udienza davanti al Tar e la vedova Porfiri, 76 anni, esterna le sue paure e anche la rabbia per quella che ritiene essere un’ingiustizia: l’esproprio della terra per pubblica utilità. Il tracciato della rete del gas-metano le passerà a 20 metri da casa e da quando lei ne è consapevole non dorme più e la salute è sempre più malferma. Fu lei tre anni fa ad accorgersi di quello che stava succedendo, il marito è venuto a mancare nell’agosto 2019. I guai per i Porfiri sono cominciati allora, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Ecco il racconto della signora «ero in cucina, mi sono affacciata alla finestra perché sentivo i cani abbaiare. Ho visto due ragazzi sopra la terra nostra. Mi sono resa conto subito che erano geometri perché camminavano e controllavano al computer. Mi gli sono avvicinata e ho chiesto loro cosa stessero facendo. Hanno risposto che sarebbero passati a breve dei grossi tubi di metano proprio lì. Da quel giorno la mia vita è cambiata, non dormo per l’agitazione e penso solo a questo». Nei giorni seguenti «sono tornati a controllare ed erano tanti – continua la vedova – li ho sempre mandati via e non ho potuto mai parlare con chi li mandava. Una volta li ho avvisati che avrei chiamato i carabinieri ma loro non sentivano niente. Hanno detto che faranno il cantiere proprio dove sono le olive. Possono portarci via una proprietà tirata su a forza di lavoro e sacrifici di anni? Entrano in casa mia e nemmeno suonano il campanello. Come hanno calcolato le distanze tra proprietà e tracciato, partendo dal cancello o dalla porta di casa? Questo è un abuso, la nuova linea a 20 metri dalla nostra casa è abusiva». Il figlio Stefano è preoccupato per la madre: «da quando va avanti questa storia la sua salute è peggiorata – fa sapere – dopo che ha fatto la scoperta siamo andati subito in comune a chiedere cosa succedeva perché nessuno mai aveva parlato della nuova linea del metanodotto a Porto Sant’Elpidio. Tutto sembrava molto soft per il sindaco e il suo vice. Abbiamo scritto alla Snam tre volte tra il 2018 e il 2020 e mai nessuno ha risposto, finché ci abbiamo messo l’avvocato. Mio padre è morto con il pensiero che la casa sarebbe andata a picco». Tre famiglie, tutelate dall’avvocato Jacopo Severo Bartolomei del foro di Fermo, hanno fatto ricorso contro il tracciato del metanodotto, approvato in via definitiva e difforme dal preliminare visionato dagli interessati. Queste famiglie hanno impugnato la delibera consiliare di conformità urbanistica dell’opera, ritengono che il Comune dovesse presentare le prescrizioni. Domani davanti al Tar si discuterà della richiesta di sospendere i lavori. Si sono costituite in sede cautelare le controparti: Mise, Snam, Comune. 10-5-2021

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