Gli elpidiensi e i sangiorgesi, le due facce della protesta

La protesta pacifica riempie il lungomare sud a Porto Sant’Elpidio mentre la piazza di Porto San Giorgio è vuota. Due comuni così vicini, così lontani. Nella riviera elpidiense i manifestanti non si accontentano dell’orario stabilito in questura e sforano le 22 di mezz’ora, chi rimane fuori tempo massimo ha per obiettivo la disubbidienza per evidenziare l’incongruità di un provvedimento che non riduce il contagio e affossa l’economia. Con l’art. 13 della Costituzione sottobraccio, in mano il tricolore, la parola d’ordine a Porto Sant’Elpidio è “libertà”. Colpisce la partecipazione, oltre le aspettative e sotto la pioggia. «Tanti non sono venuti perché hanno avuto paura» dice Michela Marcotulli, ideatrice della manifestazione “no al coprifuoco sì alla libertà”. Il lungomare Faleria era un’area militarizzata lunedì sera, il corteo diretto a nord è stato bloccato prima della vecchia fabbrica di concimi. I manifestanti hanno dovuto fare retromarcia e all’incrocio con via Curtatone, i posti di blocco hanno impedito di proseguire verso via Pesaro e c’è stato qualche attimo di tensione ma sono bastati gli agenti in assetto antisommossa e il vociare è rientrato. Posti di blocco anche in via Marina per evitare i manifestanti sulla piazzetta e la statale. Il lungomare è stato un luogo di confino ma la partecipazione è stata massima comunque, con persone arrivate dall’entroterra fermano, oltre che dalla costa, qualcuno da fuori regione. Un video in diretta Facebook, diventato subito virale, documenta tutto in tempo reale. C’erano molte più delle 50 persone previste e tra polizia, carabinieri e municipale in divisa e in borghese, c’erano circa 40 operatori. Su queste basi si può parlare di manifestazione riuscita, anche se gli organizzatori sono soddisfatti a metà perché si sono sentiti limitati. Comunque il messaggio è passato. Non c’era la politica di mezzo, né le associazioni né i facinorosi. La protesta è nata dal basso, da parrucchiere e baristi, commercianti, partite iva, studenti e professionisti che chiedono solo di tornare a lavorare. Mamme e passeggini, giovani e anziani chiedono normalità. I manifestanti non ci stanno a passare per irresponsabili, untori o negazionisti del virus. Non si possono accollare queste etichette alla studentessa sfinita per le lezioni a distanza, al commercialista che passeggia come segnale di vicinanza a una categoria. “Viva l’Italia”, la canzone di De Gregori fa da sottofondo, alle luci delle volanti si uniscono i fuochi d’artificio, così è cominciata e si è chiusa la manifestazione. Nel mezzo c’è stato il minuto di silenzio per i morti di covid e un lancio di corona in mare. Gli irriducibili rimasti a manifestare dopo le 22 sono stati segnalati «ma non ci hanno fatto la multa, io l’ho detto agli agenti che la contesto, non la pago neanche sotto tortura» dice una giovane mamma. Netto il contrasto tra l’esplosione di vitalità a Porto Sant’Elpidio e la piazza di Porto San Giorgio lunare. Nel video in diretta Facebook che impazza sui social l’assicuratore Gianluigi Rocchetti fa una sintesi «Porto San Giorgio non si smentisce, anche quando c’è da manifestare pacificamente e in maniera giusta, perché noi siamo comodi, abituati alla poltrona, alle pantofole. Vogliamo che tutto sia fatto ma fatto dagli altri, e ci lamentiamo di Fermo. Vedere due pulmini e cinque macchine di polizia e carabinieri interdire una manifestazione pacifica a Porto Sant’Elpidio mentre a Porto San Giorgio è il deserto, è il segno che le forze dell’ordine ci snobbano perché qui non succede niente. Ecco perché i ragazzetti vengono qui a prendersi a botte per mezza dose di fumo, siamo un paese di morti». Fabio Marini della gelateria del centro dice però «siamo solidali con i colleghi di Porto Sant’Elpidio che stanno manifestando le loro preoccupazioni, e sono tante». 27-4-2021

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