Tre Archi, sos del comitato: c’è chi ospita i malavitosi

Offerte di denaro per ospitare persone in debito con la giustizia. Nei giorni scorsi un’offerta è arrivata a un uomo chiamato ad accogliere un connazionale ai domiciliari e la cosa ha fatto in breve il giro del quartiere perché di ospitalità sospette si parla da tempo a Lido Tre Archi. Dal ladruncolo al pusher, dal clochard all’irregolare, l’inclusione passa anche per il versamento di piccole somme a chi offre un letto per una o più notti. Non ci sarebbe niente di male all’accoglienza se fosse tutto regolare, è proprio questo il punto. Confidenza su confidenza scatta sull’attenti il comitato Corta: «si è attenuato il fenomeno delle occupazioni abusive ma sale l’allarme per le ospitalità solidali – dice Gabriele Voltattorni portavoce del Comitato dei residenti a Tre Archi – più che di inclusione dovremmo parlare di concentrazione della criminalità nel nostro quartiere. Il dubbio che ci sia una volontà precisa viene perché il censimento degli occupanti di immobili che avevamo chiesto è fermo al palo. Non sono stati accertati i titoli di possesso locazione e proprietà e c’è pure questo fenomeno dell’ospitalità. Ci sono persone ai domiciliari che non hanno una casa né un contratto di affitto regolare e vengono accolti da connazionali su intermediazione di professionisti». Secondo Voltattorni bisogna tenere alta la guardia sul caso «altrimenti si rafforzano i legami indirizzati alla malvivenza e si fa il contrario di quanto previsto nel memorandum sulla sicurezza siglato a giugno tra il sindaco di Fermo e le associazioni promotrici». Tra le associazioni promotrici c’era il Comitato Corta che non ha voce in capitolo sul gruppo di controllo di vicinato. Lo stesso che Voltattorni ritiene inadeguato perché «il controllo di vicinato non si sostanzia nelle mail da inviare al Comune. I messaggi – spiega – dovrebbero passare su un gruppo WhatsApp certificato e un delegato alla sicurezza che sia in rapporto con i residenti e con le forze dell’ordine. Solo a Fermo, in tutta Italia, il delegato corrisponde all’ufficio del sindaco. Non si estirpano così i fenomeni malavitosi, così si consolida l’immagine di un quartiere ghetto, tanto più che le telecamere sono a mezzo servizio». La piazza dello spaccio «è sempre molto attiva nonostante l’impegno delle forze dell’ordine» e il vigile di quartiere «non c’è, i segnali di miglioramento dell’ultimo semestre 2020 non sono sufficienti. Siamo rassegnati e sfiduciati, vogliamo riprendere la battaglia per la sicurezza riattivando la raccolta firme e puntando al presidio fisso di polizia». Resta da capire se tra il Comitato e il Comune c’è un punto d’incontro o è incomunicabilità totale. 6-4-2021

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