Ristoratori, corteo ai raggi x

La Procura di Fermo ha aperto un’indagine sulla protesta dei ristoratori elpidiensi di venerdì scorso. Un atto dovuto dopo l’invio di un fascicolo della Digos per la manifestazione del 2 aprile contro le chiusure. Non dovrebbe comportare particolari conseguenze l’indagine ma è sempre una preoccupazione che va ad aggiungersi ai tanti crucci dei poveri cristi che mai erano scesi in piazza a manifestare prima. Esercenti che continuano a pagare le tasse ma non incassano e non sanno più a chi santo rivolgersi per chiedere al Governo un cambio di passo. Le risposte del decreto Sostegni sono insufficienti e le nuove chiusure sono insostenibili, mettono a rischio la sopravvivenza delle attività. Ieri c’è stata una manifestazione a Roma e oggi tanti in tutta Italia riaprono, a ogni costo. A Porto Sant’Elpidio si profilano nuove iniziative se qualcosa non dovesse sbloccarsi a breve e le associazioni di categoria, accusate di essere poco incisive, si difendono. Intanto hanno sottoscritto un documento unitario per chiedere al Governo la riapertura dei ristoranti. Casartigiani, Cna e Confartigianato inviano il documento ai ministri Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti e Stefano Patuanelli, alle commissioni Agricoltura e Industria di Camera e Senato, alla Conferenza delle regioni, al Comitato tecnico scientifico. Chiedono che si faccia «ogni sforzo possibile» per riaprire in sicurezza.  Milena Sebastiani, referente Confartigianato a Porto Sant’Elpidio, ha seguito la manifestazione venerdì e dice «siamo vicini al comparto, lo siamo sempre stati, soprattutto l’ufficio locale nella mia persona. Abbiamo portato le istanze a livello regionale per arrivare al nazionale. Capisco la rabbia di un comparto che si sente abbandonato».  Alessandro Migliore, direttore e segretario provinciale Cna, vive a Porto Sant’Elpidio e anche lui ha seguito da vicino la manifestazione venerdì: «la situazione è drammatica – avverte – siamo tutti vicini all’esplosione. Non sottovalutiamo il tema dei vaccini, però, e non spariamoci addosso, sarebbe una guerra tra poveri che non porterebbe da nessuna parte. Abbiamo chiesto una revisione del piano vaccini, inserendo i ristoratori fra le categorie prioritarie». Nel documento sottoscritto dalle tre associazioni si legge dell’esigenza “di bilanciare la salute a l’iniziativa economica” e che un altro mese di chiusura rischierebbe di non far riaprire più tante attività. Tra le richieste lo stop alle riaperture a intermittenza, la dilatazione dell’orario di servizio fino alle 21 e di chiusura fino alle 23, la possibilità di far sedere 8 persone allo stesso tavolo anziché 4, far ripartire le cerimonie e, allo scopo, c’è tutto un vademecum con una serie di proposte per fare gli eventi in sicurezza. Questa è una settimana calda per il comparto. E’ la settimana dell’attesa. Piero De Santis era alla manifestazione di venerdì e fa sapere «vediamo tra oggi e domani quel che succede ma abbiamo già saputo che questa situazione andrà avanti fino a fine mese, in questo modo la speranza di ripartire il 20 aprile va a farsi benedire, aspettiamo ma sono molto sfiduciato».

6-4-2021

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest