Designer e imprenditori mobilitati: Deodato? Merita un monumento

Memorial a Salvatore Deodato, è partita la raccolta firme per le adesioni e tra design e imprenditori si capisce che c’è voglia di calzatura. Tante persone che hanno collaborato e hanno conosciuto il maestro, l’icona dello stile italiano negli anni settanta, vogliono che si faccia qualcosa in ricordo dello stilista, qualcosa capace di unire passato e futuro. L’interesse da parte della categoria è dovuto alla voglia di ricordare una persona che ha imparato il mestiere a imprenditori divenuti il fiore all’occhiello del Made in Marche nel mondo. Scopo dell’iniziativa che il figlio Turi sta portando avanti è il porre al centro dell’attenzione l’impresa calzaturiera. Deodato, venuto a mancare nel 2006, è una figura chiave di un mondo che è a rischio, sotto i colpi della crisi. Un’economia che è d’obbligo rinvigorire. Dall’interesse che si registra attorno alla figura di Deodato chissà che non si riesca a intestargli una via o a realizzare un monumento, una sorta di tempio della calzatura. «Salvatore è un personaggio di una forza incredibile – dice il designer Maurizio Iacopini – di fama internazionale, ha inventato la zeppa. Sarebbe un onore per Porto Sant’Elpidio un monumento a lui. È stato un insegnante per noi, ha portato economia e ci ha lasciato un futuro. Ogni volta che appoggio una matita su un foglio di carta rivivo quei momenti». Alfonso Belletti stilista spiega che «tutta la categoria deve molto a quest’uomo – e rimarca – siamo stati fortunati ad averlo negli anni settanta, quando le riviste moda se lo contendevano e tutto il mondo parlava di lui. È stato un precursore, ha inventato il mestiere perché, prima di lui, lo stilista di calzature non esisteva». Per il futuro? «Dobbiamo reinventarci, le scarpe ormai sono prodotti da terzo mondo. Le facevano in Inghilterra poi sono arrivate in Italia, da Vigevano a noi, poi è arrivata la Cina, ora le fanno in Somalia perché ci vuole tanta manodopera. Dimentichiamo le produzioni e impariamo da San Mauro Pascoli, dobbiamo diventare un polo all’avanguardia sulla progettazione di qualità». Ubaldo Belletti del Formificio Enzo dice che, se non si riesce a fare il monumento a Porto Sant’Elpidio, il piano B è Sant’Elpidio a Mare: «vale la pena – afferma – la calzatura deve molto a questo signore, ha portato una ventata d’aria nuova, un imprinting che mancava». Se ci proiettiamo nel futuro? «La politica deve farsi sentire e deve porre basi diverse. Il manifatturiero è trainante e va sostenuto. Possibile che non abbiamo una scuola di formazione? E’ un’onta da lavare col sangue questa. In Toscana grandi gruppi e migliori brand si sono riuniti e hanno avviato le loro scuole di formazione perché ne sentono la necessità. Dobbiamo fare la stessa cosa perché abbiamo una tradizione e un valore da mantenere». Enzo Farina, contitolare di una concessionaria, ex consigliere, si è attivato per supportare l’iniziativa e sottolinea «Deodato ha contribuito allo sviluppo della manifattura con la sua inventiva. C’è bisogno di qualcosa che lo ricordi, anche per rimettere al centro un settore che è stato trainante e deve rigenerarsi».

25-3-2021

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