Mamme no dad, scoppia la rivolta

Scuole e balconi piastrellati di cartelli. Così manifestano le mamme “no dad” a Porto Sant’Elpidio, sono 70 solo sul gruppo WhatsApp attraverso il quale si accordano e decidono come procedere. Una protesta pacifica ma efficace la loro, che fa riflettere. Come si fa a non meditare davanti una segnalazione del genere: «dimenticati a distanza» o di fronte a una frase tipo: «la scuola in presenza è un diritto» o «mi mancano le maestre» o «per crescere sano e intelligente ho bisogno degli amici». Non viene la pelle d’oca anche a chi i figli non ce li ha leggendo «io amo la mia scuola»?  Oramai sono partite le donne e chi le ferma più. Era ora di farsi sentire, da tempo il fuoco covava sotto la cenere. Passino le mascherine puzzolenti, passino i banchi a rotelle, passino tutte le vergogne di questi tredici mesi ma è arrivato il momento di metterci un punto per scrivere una pagina nuova. La casa non è una scuola. Alle mamme si sono aggiunti i papà e i genitori esprimono tutto il loro dissenso contro la didattica a distanza. Per il momento attaccano cartelli nelle scuole d’infanzia ed elementari, oltre che sui balconi dai quali non si canta più. Sono spariti gli “andrà tutto bene” e al loro posto sono subentrate frasi del genere: “la scuola si fa a scuola e si fa insieme”. La reazione alle misure governative si associa a quello che sta diventando, in tutta Italia, un movimento di genitori contrari alla didattica a distanza. Persone che sostengono i diritti inviolabili dei figli. Le ragioni sono note. Si critica la decisione di chiudere perché è considerata inadeguata e dannosa, a un anno dall’inizio della pandemia. Le famiglie hanno scelto di far sentire forte e chiara la loro voce. Nella nota stampa si legge: «la chiusura non tiene conto di statistiche a dimostrazione che i contagi a scuola non sono più alti di quelli in altri ambienti, specie tra i più piccoli, come mostra la virologa Sara Gandini, ricercatrice all’università statale di Milano». Si lamenta in particolare la disattenzione verso gli alunni più piccoli, i più penalizzati. Tutti sappiamo che l’apprendimento ne risente, per non parlare dei prevedibili effetti collaterali della mancanza di socializzazione in questa fascia d’età. Le restrizioni, che si sono protratte troppo a lungo, gravano su tutta la famiglia, nonni compresi. E le donne? Come possono barcamenarsi tra lavoro, casa, figli da seguire al computer per le lezioni a distanza? «Il panorama è disastroso sotto tutti i punti di vista» confida una signora, decisa, insieme agli altri, a portare avanti la battaglia per la riapertura. Non si fermeranno qui queste mamme e papà. Sono pronti ad avvalersi di organismi competenti, a sostegno delle loro ragioni, se dovesse continuare così. Anche presidi e insegnanti, in gran parte, sono con le famiglie. Chi insegna fatica il triplo davanti al pc mentre chi segue la lezione apprende meno della metà. Queste sono considerazioni dei docenti, basterebbe ascoltarli.

20-3-2021

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