Il figlio Turi ricorda Salvatore Deodato: “mio padre nel cuore di tanti ma ignorato dalle istituzioni”

Sono passati 50 anni dal 1971, quando Torino premiava lo stilista di calzature Salvatore Deodato. In quell’anno arrivò il secondo Oscar accademico alta moda conferito dall’Accademia Internazionale della calzatura per una fibbia disegnata su una scarpa dal maestro. Il mondo glamour della moda, le copertine patinate, le riviste, fiumi d’inchiostro erano dedicati al talento siciliano che nel ’72 aveva messo radici a Porto Sant’Elpidio creando dal niente la sua fortuna e quella di molti altri, contribuendo a diffondere lo stile italiano nel mondo con il suo tratto speciale. Tutti ricordano “il maestro” nella cittadina che ha ricevuto molto da Deodato e dovrebbe conferirgli un riconoscimento, un monumento, l’intestazione di una via. Classe 1926, nato a Roccalumera in Sicilia, morto a 80 anni nel 2006, Deodato è presente nella memoria, tante sono state le mostre dedicate al suo talento, al suo genio creativo che ha inciso profondamente sulla storia del costume, rivoluzionando il concetto stesso di calzatura, con modelli sorprendenti e trasgressivi, un’assoluta avanguardia nel design. In 40 anni d’attività il suo stile ha invaso mezza Italia, da Milano a Firenze, da Torino a Napoli. Quest’uomo ha bruciato tutti sul tempo, immaginando le tendenze degli anni a venire. Grazie a lui, molte aziende del distretto fermano-maceratese e non solo si sono affermate nel panorama nazionale, riempiendo le pagine delle riviste del settore. Ora la calzatura è nel suo momento peggiore, il prodotto italiano è sotto attacco, il lavoro non c’è, lo possiamo trovare facilmente solo nel primo articolo della Costituzione. Per tutte queste ragioni un tributo all’icona dello stile è un atto dovuto. Il personaggio è una sorta di mito, dongiovanni e gentiluomo. Socio e amico dello stilista Elio Fiorucci, inventore delle zeppe ortopediche. Con estro e inventiva è riuscito ad affermarsi in ambito internazionale dettando le regole. Il giorno della sua morte l’allora sindaco Mario Andrenacci lo ricordava così: «grazie alla sua creatività e capacità di elaborare modelli d’avanguardia molte aziende del circondario hanno potuto affermarsi nel panorama nazionale. E’ stato il punto di riferimento della moda degli anni ’70 ed è stato un grande maestro da cui gli stilisti di oggi traggono ancora preziosi spunti». Dei cinque figli, Salvatore, per gli amici Turi, è stato al fianco del padre fino alla fine e tre anni aveva avviato un dialogo con l’amministrazione, per ottenere un riconoscimento, poi tutto è rimasto lettera morta e Turi oggi torna sul punto: «non spetta a me raccontare i successi professionali di mio padre, lascio giudicare agli altri, ma un ricordo di lui credo sia un atto dovuto e sicuramente contribuirebbe a qualificare Porto Sant’Elpidio come città della moda, dello stile italiano, della calzatura». I consiglieri, di maggioranza o opposizione, dovrebbero raccogliere l’input e farci un pensierino. Si potrebbe discuterne in consiglio con una mozione da presentare per rilanciare il dibattito.

13-3-2021

 

       

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