Ucciso con 12 coltellate alle spalle, c’è un indagato

C’è un indagato per la morte di Mihaita Radu, svolta nelle indagini. A distanza di un anno dall’efferato omicidio del 31enne romeno residente a Porto Sant’Elpidio il sostituto procuratore Alessandro Pazzaglia si appresta a notificare l’avviso di conclusione delle indagini con un nome iscritto nel registro delle notizie di reato. Non c’è la pistola fumante, la prova schiacciante di colpevolezza, ma tanti elementi vanno univocamente in una direzione, a partire dalle tracce biologiche trovate sul cadavere, quindi le indagini andranno avanti. La Procura stringe il cerchio su un connazionale della vittima, residente anche lui a Porto Sant’Elpidio, come il romeno trovato morto nelle campagne elpidiensi all’alba di un lunedì d’inverno, era il 17 febbraio scorso. L’indagato non si è mai allontanato, al contrario di quanto si ipotizzava, è sempre rimasto in zona. Secondo il pubblico ministero ha accoltellato 12 volte alle spalle la vittima, uccidendola e facendola trovare in un luogo diverso da quello dell’omicidio. Almeno un’altra persona si potrebbe aggiungere alla lista degli indagati, per favoreggiamento. Qualcuno che avrebbe aiutato l’assassino a disfarsi del ferito agonizzante fino a lasciarlo esanime in strada, dov’è stato recuperato dal personale della Croce Verde. Sotto il profilo tecnico processuale per il pm ci sono elementi indiziari chiari che riconducono all’indagato, nessuna archiviazione quindi. Questo era il timore della famiglia del ragazzo ucciso. Si sarebbe trattato di un delitto d’impeto concepito e attuato nell’immediatezza, senza premeditazione. Radu era di spalle al momento della feroce aggressione, non si aspettava di essere colpito, non ha lottato. Nel referto dell’esame autoptico non risultano altri segni di violenza oltre alle coltellate letali. Il romeno non aveva cattive frequentazioni e si esclude il regolamento di conti. Viveva in un normale contesto familiare, qualche problema con la ex, più normalità che eccezione nei casi di separazione. Sulla ex si erano concentrate le attenzioni ma sarebbe risultata estranea ai fatti. Radu, la sera prima di morire, era stato a casa di lei, poi aveva proseguito nei locali di via Battisti dove le telecamere lo avevano ripreso mentre camminava, visibilmente ubriaco, come chi l’ha ucciso. Alla base dell’aggressione ci sarebbero vecchi rancori e qualche bicchiere di troppo avrebbe scatenato la furia omicida. C’era stata la paura che l’indagine potesse concludersi con un nulla di fatto e l’avvocato della famiglia, Filippo Polisena del Foro di Fermo, aveva lanciato un appello nel luglio scorso: «chi ha visto parli» aveva detto. I vicini di casa del romeno avevano subito parlato di lite sfociata in tragedia. La madre del 31enne, Stoiana Radu, sempre a luglio ci aveva rilasciato una sofferta intervista per chiedere verità su suo figlio: «voglio sapere chi l’ha ucciso e non mi fermerò finché non sarò andata fino in fondo». Ora «prendiamo atto con favore che, nei termini previsti dalla legge, a un anno dall’avvio delle indagini, c’è un indagato iscritto nel registro indagati – dice Polisena – la Procura ha individuato un soggetto nei cui confronti convergono molti elementi, tali da farlo ritenere l’autore del reato. Questo ci soddisfa – continua il legale – è un riconoscimento per l’attività svolta dagli inquirenti, per l’attività da noi svolta e per le aspirazioni di giustizia dei familiari. Parteciperemo al processo che si andrà ad instaurare, continueremo a dare il nostro contributo per la ricerca verità. Faremo di tutto affinché il colpevole sia assicurato alla giustizia. Un delitto così efferato non può restare senza colpevoli». Dalla notifica dell’avviso di conclusioni delle indagini decorreranno 20 giorni nei quali l’indagato sarà sottoposto a interrogatorio e potrà presentare memorie difensive. Alla scadenza il magistrato deciderà se chiedere al giudice per le indagini preliminari di fissare l’udienza, con il rinvio a giudizio dell’indagato che, da quel momento, diventa imputato.

12-2-2021

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