Quelli con il microfono saranno decisivi, finora hanno giocato di rimessa

Approfitto dell’articolo letto ieri sul Giornale a firma Pier Luigi del Viscovo dal titolo: sindacati e Pm, i veri ostacoli al cambiamento.

Un appello ai giornalisti liberi a restare liberi. A fare il loro lavoro, difficile, complesso, sottopagato, svincolati da logiche che nulla hanno a che vedere con il loro mestiere. Mai prima come oggi c’è stato bisogno di un’informazione vera, libera. Bisogna andare fino in fondo su due grandi questioni, due grandi poteri che si sono rivelati assai nocivi per questo Paese: la magistratura e i sindacati. Mario Draghi è il quarto commissariamento della politica in vent’anni. Cosa può significare questo secondo voi? Per me significa che nel retrobottega da troppo tempo si gioca sporco. Per questo motivo ogni tot di tempo diventano necessari gli agenti speciali con licenza di uccidere come Mario Draghi, l’eliminatore, il Victor di Nikita. Sono i blocchi di potere, quello vero, a far regredire l’Italia. Il primo è la magistratura penale, il secondo sono i sindacati. Entrambi puntano alla conservazione del potere e non badano a tre elementi essenziali in una democrazia liberale: il merito, la trasparenza, l’efficienza. Perché non si sono fatte le riforme? Perché sono finiti nella polvere gli uomini che hanno tentato di metterci le mani? Silvio Berlusconi prima, Matteo Renzi poi, Matteo Salvini per ultimo. Basta osservare la realtà per comprendere, le inchieste pilotate sponsorizzate dalla stampa amica. I 209 miliardi ora daranno a Supermario un potere enorme e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non è Re Giorgio Napolitano. Vedremo se qualcosa davvero cambierà «ma il sistema è resiliente – scrive del Viscovo – farà di tutto per aiutare i suoi riferimenti politici a restare in sella, per potergli ancora fare da scudo. Hanno già iniziato a sviare l’opinione pubblica mettendo al centro le solite bandiere da sventolare, ministri tecnici o politici, Salvini e i suoi migranti. Tutto pur di celare lo scontro che il Paese sta rimandando dalla caduta del Muro. Come al solito, sarà fondamentale il ruolo di quelli col microfono. Finora hanno giocato per la conservazione».

 

l’articolo di Pierluigi del Viscovo : sindacati e pm, i veri ostacoli al cambiamento  

Stop all’incompetenza dei grillini. È questo il messaggio con cui il fronte della resistenza vuole far digerire all’opinione pubblica l’arrivo di Draghi. Come se l’ennesimo commissariamento, il quarto in appena vent’anni, fosse causato da due anni di “questo lo dice lei”. Magari. Al punto in cui siamo non ci hanno portato due anni di incompetenza, ma trenta di resistenza al cambiamento. Draghi dovrà vedersela con questa, non con quella.

Nel Paese ci sono alcuni blocchi di potere vero. Uno è la magistratura penale che adesso sta impazzendo sotto i riflettori e pure quella amministrativa. L’altro sono i sindacati e la burocrazia della Pubblica amministrazione.

Poi ci sono le banche locali espressione del territorio e le grandi aziende di Stato. Si sono costituiti nel secolo scorso, quando il mondo era un altro, e da allora puntano alla conservazione, accomunati da un denominatore né ideologico né politico. È il rifiuto del merito, della trasparenza e dell’efficienza, che sono solo le colonne portanti delle moderne democrazie liberali. Loro non ne hanno bisogno, sostenuti da un bilancio pubblico infinito accordato all’unica politica rimasta dopo Tangentopoli che, d’intesa con la grancassa mediatica, è vitale non per quello che può fare ma per quello che assolutamente non deve fare: le riforme.

Questo sistema è stato attaccato da Berlusconi e abbiamo visto com’è finita, grazie anche al fatto che veniva da destra e dunque era facile compattargli contro l’elettorato. Poi ci ha provato Renzi colpendo il simbolo del potere sindacale con l’art. 18, il controllo dei soldi con la riforma delle banche popolari e soprattutto la magistratura, prima proponendo a Napolitano di nominare Gratteri ministro della Giustizia e poi toccando le ferie e la responsabilità dei magistrati. Era più complicato perché la minaccia veniva dall’interno e infatti è costato rottamazioni e scissioni, ma poi tra un referendum di troppo e qualche fascicolo d’indagine sono riusciti a metterlo all’angolo.

Almeno, così pensavano. Non avevano calcolato l’altro grande lascito della prima Repubblica: l’euro e l’Europa, di cui l’Italia è una pedina troppo grande. Non possiamo andare alla deriva e dunque riceviamo il più grande salvagente mai visto, superiore del 30% a quello che ci fu riservato dopo la guerra. Evidentemente, stiamo messi peggio in termini di capacità di produrre ricchezza e auto-alimentarci. Tuttavia, sono consapevoli che la barca fa acqua e metterci soldi equivale a bruciarli. Da qui le condizioni che, detto per inciso, sarebbero la parte migliore di quel Mes che 5s e Pd, tornando indietro, magari concederebbero a Renzi, pur di risparmiarsi il disastro che ora gli tocca.

Il Recovery fund ancorato a riforme indigeste è un grande pericolo per il sistema. Hanno cercato di resistere ma Renzi li ha giovaci, forse d’intesa con Bruxelles e Francoforte. I soldi danno ora a Draghi un potere enorme, a cui la Lega ha già risposto, sotto la spinta del suo elettorato verace. Resistere non sarà facile. Aggiungiamo che Mattarella non è Napolitano e sul Csm si è già espresso mesi fa.

Ma il sistema è resiliente e farà di tutto per aiutare i suoi riferimenti politici a restare in sella, per potergli ancora fare da scudo. Hanno già iniziato a sviare l’opinione pubblica, mettendo al centro le solite bandiere da sventolare, ministri tecnici o politici, Salvini e i suoi migranti. Tutto pur di celare lo scontro che il Paese sta rimandando dalla caduta del Muro. Come al solito, sarà fondamentale il ruolo di quelli col microfono. Finora hanno giocato per la conservazione.

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