Le inchieste pilotate, non c’è etica, solo convenienza.

Il Sistema

Alessandro Sallusti intervista Luca Palamara che racconta lo scontro tra Bruti Liberati e Robledo

Luca Palamara: L’anno è il 2014, i protagonisti sono Edmondo Bruti Liberati, procuratore di Milano, uomo cardine del «Sistema», e il suo aggiunto Alfredo Robledo, che aveva la delega ai reati contro la pubblica amministrazione. Sullo sfondo c’è l’inchiesta su Expo Milano 2015 che improvvisamente si ferma, quella su Ruby e Berlusconi che improvvisamente decolla, quelle sulla sanità lombarda e Roberto Formigoni e quella sulla Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi, che Bruti Liberati dimenticherà, per sua stessa ammissione, in cassaforte per mesi, vanificandone gli effetti. Deve scendere in campo direttamente e – cosa rara – pubblicamente il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il caso nasce il 14 marzo 2014, quando sul tavolo del Csm arriva l’esposto di Robledo con oggetto «fatti e comportamenti» messi in atto dal suo capo, Bruti Liberati. Robledo documenta come il procuratore lo escluda da indagini che sulla carta toccherebbe a lui condurre, tra le quali appunto Expo e Ruby. E indirettamente avanza il sospetto che l’assegnazione delle inchieste a Milano sia pilotata per ottenere un risultato anziché un altro.

Alessandro Sallusti: A chi risponde Bruti Liberati?

Luca Palamara: Alla sua coscienza, ovviamente, ma l’inevitabile gioco di sponda con i suoi riferimenti politici e culturali non può essere un mistero. Ed è un fatto che all’interno degli uffici della procura, le inchieste più delicate e con risvolti politici vengano affidate a un gruppo ristretto di procuratori e che lui in questo caso le abbia assegnate a Ilda Boccassini e Francesco Greco, che poi, come vedremo, prenderà il suo posto. Emblematico è il riconoscimento tributato da Matteo Renzi a Bruti Liberati, dopo l’incontro ufficiale avvenuto nella procura di Milano il 5 agosto 2015, per la «sensibilità istituzionale» che permise l’apertura nei tempi previsti di Expo Milano. Che in altre parole significava: grazie per aver allentato le indagini, altrimenti, tra avvisi di garanzia, arresti e sequestri, l’Italia sarebbe diventata lo zimbello del mondo. Grazie insomma di aver isolato Robledo. Appunto. Vede che la giustizia è elastica: in alcuni casi si ferma di fronte alle necessità della politica – soprattutto se al governo c’è la sinistra – in altri, come nel caso Ruby, va avanti come uno schiacciasassi anche se il farlo nuoce all’immagine e alla credibilità del Paese. Non c’è etica, solo convenienza. Ma torniamo a Robledo, lui a questo gioco non ci sta e sfida il grande guru della sinistra giudiziaria e della magistratura italiana. Lo fa, ma è un kamikaze. Il Csm è in difficoltà perché in punta di diritto Robledo non ha tutti i torti. Al punto che si muove Napolitano in persona. Se cade Bruti cade il «Sistema», e rischiano pure di essere incrinate delicate inchieste tra cui anche quella su Ruby.

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