Il mafioso strapotere della magistratura

Stralci de Il Sistema

libro intervista del giornalista Alessandro Sallusti a Luca Palamara, l’ex magistrato italiano ex membro del Consiglio superiore della magistratura radiato dalla magistratura. 

Luca Palamara: Il 21 febbraio 2014, Matteo Renzi, disarcionato Enrico Letta, sale al Quirinale da Napolitano per sottoporgli la lista dei ministri del suo governo. Compie il primo, grave e decisivo passo falso, almeno per quanto riguarda la magistratura. Varca la porta dello studio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e rimane dentro oltre due ore, un tempo anomalo per quel tipo di formalità. Napolitano si rifiutava di firmare la nomina proposta da Renzi di Nicola Gratteri a ministro della Giustizia. Gratteri aveva accettato di fare il ministro a una condizione: avere carta bianca per ribaltare il sistema della giustizia. La cosa si seppe. Poteva un «Sistema» che aveva combattuto e vinto la guerra con Berlusconi farsi mettere i piedi in testa da Matteo Renzi? A questo punto si muovono i pezzi da novanta del «Sistema», il Quirinale è preso d’assalto dai procuratori più importanti. Napolitano prende atto che la cosa non si poteva fare. Renzi non aveva capito che razza di potere ha la magistratura, testardo, sale al Colle con quel nome. Renzi con quella mossa sfida il sistema delle correnti e dei grandi procuratori. Dopo aver asfaltato il Pd prova a fare altrettanto con la magistratura. E no, non funziona così. Nel nostro mondo non si può entrare a gamba tesa, ti fai solo del male. E lui, non pago del caso Gratteri, poco dopo essersi insediato a Palazzo Chigi mette sul tavolo la questione delle ferie eccessive e della responsabilità dei giudici. E a quel punto si scava la fossa.

Alessandro Sallusti: Lei mi sta dicendo che l’azione penale contro un presidente del Consiglio dipende dalla sua politica sui temi della giustizia?

Luca Palamara: Be’, la stagione della contrapposizione a Berlusconi qualche cosa avrebbe dovuto insegnare a Renzi. Perché prima di lui Enrico Letta e dopo di lui Paolo Gentiloni sono usciti indenni dalla loro presidenza? Perché erano immacolati? Può essere, ma è una risposta semplicistica. Il motivo principale è che non hanno sfidato i magistrati. Renzi invece commette l’errore di pensare che, essendo lui il segretario del Pd, la magistratura, a maggioranza di sinistra, sarebbe stata al suo fianco a prescindere. Non capendo che sì, la magistratura è quella cosa lì, ma i suoi riferimenti non erano i giovani del Giglio magico, ma il vecchio apparato comunista e postcomunista che lui stava rottamando. Parliamo di gente che al Partito comunista prima e al Pd poi la linea la dettava, non la subiva. Di colleghi che sono inorriditi di fronte al patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi. Insomma, la sinistra giudiziaria, o più correttamente il massimalismo giustizialista, stava perdendo i suoi riferimenti politici e reagì in soccorso di quel mondo politico e culturale che li aveva generati.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest