Multe alle cene vietate “ma per fare ricorso meglio la class action”

 

Si allunga la lista dei costituzionalisti critici nei confronti dei dpcm che fanno fioccare le multe e contribuiscono a martirizzare una categoria oramai in via di estinzione: i ristoratori. Da mesi il giurista Michele Ainis dice che la Costituzione è dribblata e i decreti saltano i paletti che la Carta mette a chi governa. Eppure per tante persone multate, commercianti e normali cittadini, trovare un avvocato disposto a farsi carico di queste problematiche nel fermano non è facile: «è un disastro» dice un uomo che è stato multato per aver partecipato alla cena al ristorante di Montegranaro il 15 gennaio scorso, aderendo alla protesta #ioapro.  Sulla spinta dell’euforia si era creata una lunga lista di avvocati disponibili a patrocinare ma pian piano si sono quasi tutti tirati indietro. La vita è difficile pure per gli avvocati, non tutti possono seguire gratuitamente i clienti fino al tribunale. È questione di soldi. Per istruire una pratica e avviare una causa si spende quanto la multa: 400 euro. Cosa che non scoraggia certo chi se lo può permettere e va avanti nella sua battaglia in difesa dei diritti violati. L’avvocato Gianvittorio Galeota ha esperienza in proposito: «nessuno sollecita la sovversione, ma in tutte le cose ci vuole buon senso – spiega – considerato il momento che stiamo vivendo, con il settore della ristorazione distrutto, gli aiuti che non arrivano o sono limitati, la disobbedienza non va certo bene ma l’esercizio dei diritti sì. Se la Costituzione dice che ho diritto alla libera impresa e i dpcm si abbattono su imprese dilaniate per la crisi è come gettare la benzina sul fuoco. Si dovrebbero utilizzare le forze di polizia per acciuffare i delinquenti non per perseguire chi lavora e ce la mette tutta per resistere». L’avvocato consiglia una class action: «la ristorazione non può essere vessata in questo modo» afferma. Qual è la prassi per far valere i diritti tutelati dalla Costituzione? «Si può far ricorso davanti al giudice di pace o davanti al giudice ordinario, dipende da dove arriva la multa, se dal comune o da carabinieri e polizia. Un’azione collettiva riduce i costi, anche se poi il ricorso è individuale». I ristoratori sono con l’acqua alla gola anche per le chiusure alle 18: «questa direttiva è imposta guardando a grandi città come Milano, Napoli, Roma, non certo prendendo a riferimento il bar a Lido di Fermo, Pedaso o Monte Urano» evidenzia l’avvocato. C’è da dire che ad agosto aveva fatto parecchio rumore la sentenza di un giudice di pace del tribunale di Frosinone che aveva annullato la multa per due persone, padre e figlia, per aver violato la quarantena. Il verbale fu annullato per illegittimità dello stato di emergenza, la sanzione revocata. Un giudice del tribunale di Busto Arsizio, però, lo scorso novembre respinse i ricorsi di due negozianti trovati a sanificare i locali durante il lockdown. Casi del genere ce ne sono a centinaia nella piccola provincia, basta curiosare nei gruppi attivissimi sui social che si sono costituiti in questi giorni nel fermano, obiettivo fare rete. Resta il problema della carenza di avvocati interessati a farsi carico di queste problematiche. Così come restano, protesta o no, i problemi dei ristoratori. Nei giorni scorsi, ad esempio, lo chef della stessa Villa Bianca, Marco Biagiola, aveva ricordato al nostro giornale che il suo locale «non ha goduto di benefici finanziari a fondo perduto non perché non abbia fatturato, come sostiene qualcuno in malafede, ma perché i criteri per accedere ai ristori sono strade disagevoli e creano disuguaglianze».

«Ad aprile abbiamo fatturato gli acconti degli sposi: in parallelo con il confronto dell’anno prima ci siamo trovati fuori dagli standard, non ricevendo alcunché. Perché lo Stato sceglie il mese di aprile per procedere? Il mondo della ristorazione, e soprattutto quello della banchettistica, in quel periodo si muove poco dal punto di vista commerciale, e si palesano quindi bassi risarcimenti. Per un’analisi ponderata sarebbe congruo valutare la parentesi temporale tra aprile e dicembre».

3-2-2021

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