Accordo sul Gigli: serve un piano per tutto il centro

Attenzione ai soldi, alla viabilità, al commercio. Questo chiedono le attività al Franchellucci bis che prepara l’accelerata sul Gigli, il taglio del nastro a breve. L’acquisto ormai è cosa fatta dato che la maggioranza all’unanimità ha stabilito il prezzo a 2.830.000 euro. Sì se ne discuterà in commissione poi in consiglio ma questo è: l’ex cineteatro in piazza Garibaldi sta per aprire le porte alla cittadinanza. Sentiamo allora cosa ne pensano i commercianti, i titolari di attività in centro, ristoratori, baristi, negozianti. Gli stakeholder, i soggetti direttamente coinvolti nel rilancio del centro. Tutti concordano sul fatto che la situazione si doveva sbloccare ma stupisce scoprire quanto poco informati siano gli esercenti sullo stato dell’arte attorno all’immobile in centro città. Non tutti conoscono il prezzo stabilito per l’acquisto e pochi sanno che ci sono spazi commerciali da riempire e potrebbero farsi avanti. In sostanza, da ora in avanti sarebbe utile coinvolgere di più la gente del posto, non solo i giovani verrebbe da dire, non solo l’associazione marchigiana per le attività teatrali. Chissà che il parrucchiere, il gelataio, l’edicolante non possano dare il loro contributo al rilancio dell’economia e del turismo. «Il Gigli è bloccato da un bel po’ – dice Vanessa Santini del ristorante Arrosticiamo in via San Francesco d’Assisi – due anni fa avevo telefonato in comune per chiedere se avessero dato i locali in affitto e sapevo che era tutto fermo, adesso voglio capire come funziona, tornerò a chiedere. Avevo anche suggerito di sistemare il mercato coperto che cade a pezzi, bisognerebbe fare più attenzione anche alla viabilità e alla pulizia delle strade». Gerardo Graziano dell’osteria Re Matto in via Norvegia è dubbioso: «non so se l’apertura del Gigli può portare turismo, lavoriamo solo d’estate e la gente non ha più una lira, se non risolviamo la battaglia per le riaperture serali la vedo dura». Gianluca Rizzi del ristorante Garage 58 in via Battisti è convinto che «il progetto deve andare avanti, l’immobile è da sfruttare, se siamo bravi le potenzialità ci sono». Lo stilista Andrea Calcabrina è critico per la viabilità, tra Gigli e mercato coperto dice che bisognerebbe puntare a una replica del Covent Garden, il quartiere di Londra con negozi moda, artigianato, locali esclusivi, spazi per eventi e convegni. Boccia la biblioteca e non crede che i giovani, da soli, possano dare la spinta giusta. Genni Cinesi della merceria in via Regina Elena taglia corto: «sicuramente è meglio aprire che lasciare tutto così» e dello stesso parere sono Alessia Cherubini e Arianna Arduini del ristorante Suchic in via Battisti. Rosa Di Lella e Mirco Presenti, moglie e marito del bar Delirium, hanno l’attività di fronte alla pineta, troppo a nord «per valutare quanto possa giovare al centro – fanno sapere – ma la priorità è il decoro, sarebbe il caso di recuperare locali sfitti e in vendita» afferma lei. Lui ritiene esagerata la spesa: «tre milioni sono uno sperpero di denaro in questo momento, soprattutto senza prima aver pianificato a puntino le attività che vi si devono svolgere. Oltretutto abbiamo milioni di problemi con la viabilità, sarebbero quelli i primi a dover essere risolti».

3-2-2021

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