Casolari abbandonati, il rifugio degli invisibili

Casolari abbandonati usati come rifugio da clandestini, è il problema dei problemi in piena pandemia. Nella prima fase di lockdown, dal marzo scorso, la criticità aveva riguardato in particolare Lido Tre Archi nel Fermano ma la situazione nel quartiere multietnico sarebbe notevolmente migliorata, dopo le iniziative messe in campo dalla prefettura e dal comune, con il contributo delle forze dell’ordine. Sono stati chiusi gli accessi degli appartamenti occupati abusivamente, è stato incaricato Leo Sciamanna, vicequestore in pensione, quale delegato alla sicurezza per conto del comune, si sta procedendo per il controllo di vicinato e probabilmente subito dopo per il presidio fisso di polizia. Il problema, però, si è solo spostato. Dimostrazione ne è l’ultima operazione dei carabinieri delle ultime 48 ore. Gli irregolari ci sono ancora, hanno cercato nuovo riparo, per cui è partita la caccia nei casolari di Porto Sant’Elpidio. I militari dell’Arma ne hanno ispezionati cinque di questi ruderi e in uno hanno trovato due clandestini. Sono stati impegnati nel blitz 15 militari e 5 mezzi, è stato utilizzato anche l’elicottero del Quinto Nucleo di Pescara e oltre alle decine di persone e auto controllate, ci son state le ispezioni in queste bettole. Favelas che ormai non si trovano più solo nelle periferie delle metropoli ma sono anche nelle campagne della piccola provincia di Fermo. Sono situazioni, queste, che spingono a un’attenta riflessione sull’accoglienza, sull’integrazione, sulla dignità perduta delle persone. Aldilà delle operazioni di prevenzione e repressione dei reati, da parte delle forze dell’ordine, si pone la questione degli invisibili, persone senza casa, senza lavoro, senza identità, entrate in Italia senza regolare visto d’ingresso o senza più requisiti necessari per la permanenza e non ancora espulsi. Uomini e donne che vivono nell’irregolarità, si arrabattano per sbarcare il lunario, con tutto quanto ne consegue.

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