Zona gialla, anzi no: crescono i dubbi

Il nuovo dpcm in arrivo fa sudare freddo il commercio, l’emergenza sembra interminabile. Tra divieti di spostamento, proroga dell’emergenza, entrata automatica in fascia rossa, divieto d’asporto dopo le 18 nei bar, non c’è da star sereni. Le attività più penalizzate sono quelle di somministrazione alimenti e bevande e le palestre ma negozi d’abbigliamento, parrucchiere ed estetiste di certo non ridono perché dentro casa bastano un paio di ciabatte e un pigiama. Niente trucco e parrucco né vestito nuovo. Le donne, già penalizzate nel lavoro, ce la mettono tutta ma la determinazione non fabbrica soldi. «Finora non ho ricevuto alcun ristoro – dice Emanuela Bompadre, titolare del bar-gelateria Stile Libero in via Trieste – sono preoccupata per me e per i miei 13 dipendenti, 13 famiglie. Rendiamoci conto che le bollette arrivano e per rateizzarle dobbiamo versare il 30% in anticipo. Per me sono stati 2.400 euro. Ieri ho chiuso il locale con 97 euro in cassa, fate voi i conti. Di questo passo andrà tutto per aria, ci saranno più morti che vivi». Meteora Renzi del Rens & Rose ristorante in via Trieste confida «la mia famiglia mi ha insegnato a lottare, a non piangermi addosso e andare avanti ma l’asporto non aiuta e il nostro settore funziona la sera. Il coprifuoco ci penalizza e l’anno scorso abbiamo lavorato sei mesi scarsi». Gioia Giandomenico dell’omonimo centro estetico in via Venezia «questi stop & go sono una tragedia – avverte – la bellezza passa in secondo piano quando è tutto chiuso: cinema, teatro, ristorante. La gente ha perso il lavoro e spende solo per mangiare. Abbiamo dovuto investire per sanificare i locali, i ristori hanno coperto un decimo dei costi sostenuti. Il divieto di circolazione fuori comune ci danneggia perché i nostri clienti non sono solo di Porto Sant’Elpidio. Tra Natale e Capodanno siamo stati chiusi 11 giorni, il 31 marzo scatteranno i licenziamenti, addio posti di lavoro». Sonia Cintio è titolare dell’Artigiano, tomaificio della zona industriale sud, «il nostro settore era in crisi già dal 2008 e la situazione è andata sempre aggravandosi – fa sapere – a gennaio ho in carico solo 62 paia di tomaie, le calzature andranno a finire, siamo all’osso». Tamara Antonelli parrucchiera di via Oberdan «un po’ è sceso il lavoro ma, a differenza di altre attività, non mi lamento. Vedo in giro, però, tanta rassegnazione» rimarca. Cinzia Malloni ha un negozio di abbigliamento in via Battisti, Lois, «rispetto ai ristoranti siamo fortunati – spiega – ma i capi fermi in magazzino dobbiamo pagarli, la merce va saldata. Non possiamo piangerci addosso altrimenti è la fine, il 16 partono i saldi e dico a tutti: buttiamo via tute e pigiami e cambiamoci». Claudia Rosini dell’Artistica Porto Sant’Elpidio in via del Lavoro evidenzia «lo sport è fermo, le palestre sono state le prime a chiudere tra febbraio e marzo, con l’estate era ripartita la speranza ma il 20 ottobre c’è stato il colpo di grazia. Noi dovevamo preparare anche due competizioni nazionali, è stata dura. Ora ci troviamo in una palestra di 500 metri ad allenare sei ragazzine per il campionato del mondo che, speriamo, si svolgerà a maggio. Tra luce e riscaldamento lascio immaginare quali possono essere le perdite».

L’assessore al commercio Emanuela Ferracuti ricorda le agevolazioni: «scontistiche Tari, riduzioni dal 25 al 75% – ricorda – slittamento delle scadenze, esenzioni per le occupazioni di suolo pubblico, spazi all’aperto gratis per bar e ristoranti. Aiuti economici per chiusure causa coronavirus, buoni spesa per medicinali, carburante, beni di prima necessità, oltre che per generi alimentari».

11-1-2021   

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