Poteva fare e non ha fatto, peccato!

Di Mattarella si dirà: poteva fare e non l’ha fatto, peccato!

Mi offre spunti di riflessione l’articolo di Iuri Maria Prado oggi su Libero, parla del silenzio di Mattarella sugli abusi di Conte e del futuro a rischio perché dal Colle arriva la legittimazione ad altri abusi.

A un anno dall’esplosione della pandemia che i progressisti dapprima non hanno voluto vedere, quando abbracciavano i cinesi e brindavano in Galleria a Milano, e poi hanno cavalcato dietro minaccia di morte per restare in sella, non si può non guardare con lucidità a quello che si sarebbe dovuto fare, a come si sarebbe dovuto fare, a perché si dovesse fare e soprattutto a chi doveva farlo. E non si potrà non prendere atto, lo dico alle persone oneste e libere, dei dannosi silenzi del presidente della Repubblica. Eh già, avrebbe dovuto battere un colpo, due, tre, quattro e così fino a fracassare il fragile cartello dell’inutilità. Ah! Se solo ci fosse stato un Cossiga al posto suo!

Niente, con Mattarella sotto il vestito non c’è stato niente. Le poche volte che ha parlato, lo ha fatto per blindare il Governo, per silenziare le critiche. Risultato: a un anno dall’esplosione della pandemia siamo tutti smagriti, stanchi, sfiduciati, depressi, come la bestia che esce dalla caverna finito l’inverno. Ma per noi non c’è primavera. Sono ancor più pesanti, quindi, i silenzi dell’Uomo del Colle che fa di sì con la testa e non vede, non parla, non sente. O finge certe disabilità. Mi domando come sia stato possibile che un premier per caso, un dpcm via l’altro, abbia potuto togliere con tanta facilità le nostre libertà elementari incidendo così gravemente su un popolo come il nostro, con una storia millenaria, una civiltà e una tradizione senza paragoni,

Com’è stato possibile che il ragazzo con la valigia si sia sentito in potere di “consentire” questo e di “non consentire” quello nel silenzio più assoluto, senza un sussulto del Capo dello Stato? Quando Conte si dice “disponibile” ad ascoltare i rilievi del Parlamento (una concessione al volgo) non le tremano le vene ai polsi, presidente?     

Confida, l’avvocato, che l’uomo del Colle si renderà conto, prima o poi, di quanto avrebbe potuto fare e non ha fatto.

Io non sono altrettanto ottimista.

Futuro a rischio

Il silenzio di Mattarella sugli abusi di Conte legittima altri abusi

Iuri Maria Prado Libero 

Il presidente della Repubblica era certamente in buona fede quando dal suo Colle assisteva alle iniziative di sospensione delle libertà comuni dei cittadini in nome delle esigenze di salute pubblica, Credeva davvero, immaginiamo, che si trattasse di provvedimenti inesorabilmente resi necessari dal montare delle onde infettive; e ancora è probabile che Sergio Mattarella, pur soffrendo della sofferenza inflitta di diritti dei cittadini, ritenesse dopotutto che quel sacrificio – letteralmente – valesse la pena: perché ne sarebbe venuto il premio della salvezza sanitaria.

Siamo ormai quasi a un anno dall’inizio di quelle pratiche liberticide, perpetrate oltretutto con il ricorso a strumenti di governo perlopiù illegittimi, e il bilancio di utilità che esse presentano è disponibile alla constatazione di tutti: per dirla come sopra, nemmeno ne valeva la pena. La compressione del diritto di movimento, di associazione, di libera impresa, di formazione umana e professionale, di esercizio dei culti, insomma l’indiscriminato complesso di divieti che ha imprigionato la vita di prima nel recinto di adesso, non era il rimedio indispensabile in vista di un fine utile: era l’inutile rinuncia a quelle libertà indispensabili, e ora abbiamo il danno di averle sacrificate con la beffa di averlo fatto senza risultati apprezzabili nell’attuazione dello sciocco principio posto alla base di quell’azione pubblica, e cioè “la salute prima di tutto”.

La bestia che esce smagrita dalla caverna dopo il letargo invernale respira il fiato fresco della primavera e si affaccia su un’esplosione di frutti che la nutrirà fino al prossimo giro di stagione: noi vedremo la devastazione di una società insterilita, e la distesa di ceppi e trappole che hanno fermato la vita di tanti consegnandola a una disperata prospettiva di debiti e fallimenti.

i veleni che hanno addormentato le nostre libertà elementari non saranno residui da spazzare via nel ripristino delle abitudini precedenti: saranno la malta per nuovi pasticci di esperimento autoritario, naturalmente un’altra volta a fin di bene e nuovamente presentati come l’obbligato presidio che protegge da un male più grande.

D’ora in poi sarà più facile – perché è già successo senza che ne venisse opportuna censura – che un presidente del Consiglio, sulla scorta di un decreto personale, si senta in potere di “consentire “ questo e di “non consentire” quest’altro. Sarà più facile assistere – perché vi abbiamo già assistito senza che succedesse nulla – alla sfrontatezza di un capo del governo che si dice “disponibile” ad ascoltare i rilievi del Parlamento, come se si trattasse di una graziosa concessione anziché di un preciso obbligo di legge. E sarà più facile – perché a tanto siamo arrivati, nella tranquillità comune: e lo dice un mangiapreti – che uomini in armi intimino a un sacerdote di interrompere la messa.

Noi confidiamo ancora che il presidente della Repubblica possa quanto meno mediare sulla possibilità che la propria buona fede fosse mal riposta.

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