Nell’auto cocaina per 220mila euro, stroncato il narcotraffico sulla costa

Narcotraffico dalla Colombia al Fermano, il Puma della droga finisce in cella. Viaggiava con in macchina due chili e due etti di cocaina purissima. I poliziotti lo hanno fermato a Porto San Giorgio nel giorno prefestivo, quindi rosso, quando di fatto non si poteva girare se non per motivi di stretta necessità. Magari per lui trasportare tutta quella roba da un comune all’altro era proprio una causa di vita o di morte. Quando si viaggia, come in questo caso, con duecentoventimila euro di polvere bianca in un giorno che richiede di restare a casa, solo una stringente necessità di sopravvivenza spiega la scelta di rischiare il tutto e per tutto, quindi il gesto del trentenne straniero residente a San Benedetto. Un pusher che gli agenti assolutamente non rivelano chi sia perché sono in corso le indagini della Questura. Si capisce che c’è in ballo roba grossa. In un sol colpo, mentre gli operatori della Squadra mobile alle prese con i controlli su strada, per far rispettare le restrizioni, si preparavano a controllare l’autocertificazione, e magari a fare 400 euro di multa all’uomo qualunque, si sono ritrovati davanti all’improvviso un corriere di quelli che nella piccola Provincia transitano molto raramente, almeno così ben riforniti. Il valore all’ingrosso della coca sequestrata supera 90mila euro mentre al dettaglio, quindi tagliata e suddivisa in dosi pronte allo spaccio, il prezzo quasi triplica. Quando gli agenti del 113 hanno chiesto l’autocertificazione al trentenne, quello ha cominciato a sudare freddo e si è capito subito che aveva qualcosa da nascondere. A complicare tutto, poi, ci si è messa pure la fedina penale sporca. Si è scoperto che aveva precedenti per reati contro la persona e il patrimonio. Si tratta dunque di un delinquente abituale reclutato dalla criminalità organizzata, manovalanza per i signori del crimine, coltivatori di un business che non conosce crisi. I controlli nell’abitacolo della vettura hanno portato alla scoperta di un panetto di cellophane, oltre un chilo di peso, in uno scomparto appositamente creato. In un altro scomparto è stato recuperato un panetto identico. A questo punto lo straniero è stato accompagnato in Questura dove la Scientifica ha accertato che tutta quella sostanza era cocaina purissima pronta per essere tagliata e smerciata nel fermano e, con tutta probabilità, in altre province e, perché no, fuori regione. A conferma della purezza della sostanza c’è il logo sulle confezioni, uno stampo con la figura del Puma. Se ancora qualcuno innocentemente pensava che in Provincia non fosse arrivata la criminalità organizzata, adesso una riflessione bisogna farla. Perché non esiste un pazzo che gira con tutta quella bamba quando non si può circolare, a meno che sotto non ci sia un’assoluta necessità. Per questo le bocche di via Italia sono cucite a doppio filo. Qui bisogna capire subito a che livello di traffici siamo arrivati, altrimenti suona come un affronto alle forze dell’ordine. Si parla già di banda italo colombiana e traffici internazionali, di triangolazioni tra Colombia, Spagna e Italia e passaggi da Roma e Napoli alla piccola provincia, più tranquilla e meglio attaccabile. Puma non è solo una marca d’abbigliamento, è il marchio di riconoscimento di qualità di roba smerciata da professionisti radicati in Centro Italia ormai da 13 anni fa.

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