Finti fattorini per consegne di cibo, gli spacciatori si adeguano al lockdown

Il coronavirus riscrive lo spaccio, il traffico di droga s’adatta alla pandemia come nulla fosse. È il quadro che emerge analizzando la seconda ondata dell’emergenza virale in queste settimane. I controlli interforze che sono stati programmati in questo periodo di festività natalizie proprio per garantire la salute dei fermani hanno inciso significativamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini ma poco hanno modificato le tendenze sullo spaccio, capace di cambiare pelle come il serpente anche in epoca di chiusure forzate. Strategie mirate d’intervento finalizzate a garantire la repressione dei reati scoraggiano assembramenti, spostamenti, furti, rapine e aggressioni ma possono poco contro il business della droga. I costanti e mirati controlli sulla costa fermana, a Porto San Giorgio, Lido Tre Archi, Porto Sant’Elpidio, hanno prodotto ottimi risultati nell’ultimo periodo in termini di denunce, arresti, sequestri ma, se il primo lockdown a marzo aveva colto di sorpresa i protagonisti del mercato della droga, stavolta i pusher hanno modificato la tattica per la distribuzione. Sono aumentate le consegne a domicilio. Ovunque, a Porto Sant’Elpidio come a Fermo e a Porto San Giorgio, i residenti segnalano viavai sospetti negli appartamenti già monitorati da Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza. Le vecchie piazze dello spaccio sembrano storie dimenticate. Il passaggio di mano dal pusher al tossico è sulla via del tramonto. In tempi di lockdown come questi, anche parziali, con controlli sempre più rigorosi, il traffico di droga cambia, forse in modo definitivo. La cannabis online si vende di più, addirittura, diminuiscono gli ordini ma aumentano gli acquirenti. E si è creata una nuova moda, i galoppini per spostarsi in alcune fasce della giornata, che sarebbero off-limits, si fingono addetti alla consegna di alimenti, entrano fintamente nel circuito del food delivery. Se ne inventano di tutte, la problematica è di stringente attualità e preoccupa le famiglie chiuse in casa, succubi di certi giri. Per riportare la legalità, oltre alla prevenzione e alla repressione, la Prefettura ha dato il via libera a un progetto denominato Arco che conta su risorse statali e vede la Prefettura di Fermo ente capofila di un piano allo studio, da realizzare in collaborazione con l’Ambito territoriale e il mondo dell’associazionismo che da sempre è in prima linea sui temi dell’accoglienza come l’associazione Bet Onlus e le cooperative On the Road e Nuova Ricerca Agenzia Res, operative anche nel Sistema di protezione internazionale (Siproimi), rete che è andata a sostituire lo Sprar. Seppure si stia creando questa rete di associazioni interessate a riportare la legalità, con azioni mirate di contrasto alla clandestinità e al malaffare che gli ruota attorno potendo attingere su risorse statali per progetti d’inclusione volti a ridurre illegalità, criminalità, uso e consumo di stupefacenti, il comitato Corta di Lido Tre Archi che si è costituito a ottobre, nel primo lockdown, entra in contrasto con l’operazione inclusione e torna a chiedere il presidio fisso di polizia. Secondo il comitato il progetto Arco «è utile solo a una pletora di associazioni sempre pronte a salire sul carro dei benefici pubblici».

Secondo il comitato Corta di Lido Tre Archi «con questo progetto d’inclusione denominato Arco i fondi ministeriali, quindi i nostri soldi, finiranno non per spazzare via la delinquenza, lo spaccio, le occupazioni ma finiranno per “includere” a Tre Archi altra carne fresca e alimentare così la manovalanza criminale. Finiti i fondi, in epoca di crisi terribile come questa, quali sbocchi lavorativi ci sarebbero per questi nuovi inclusi? Con questi progetti un quartiere residenziale come il nostro rischia di diventare un ghetto e facile preda di speculatori senza scrupoli. Non approviamo il progetto, lo consideriamo velleitario, un modo per creare cortine fumogene attorno al problema. La situazione di degrado è ormai inaccettabile per noi residenti – scrive il comitato in un comunicato – faremo sentire la nostra voce a tutti i livelli per una lotta di civiltà, di rispetto e di reale inclusione. Daremo battaglia fin quando il quartiere non avrà garantite misure minime di sicurezza con un posto fisso delle forze dell’ordine».

28-12-2020

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