Il nulla in ginocchio

Vittorio Feltri e Laura Boldrini, un uomo, una donna,

un giornalista e una maestrina,

lui pieno di querele, lei piena di note al merito.

Lui si è fatto da solo, dedicandosi anima e corpo alla professione, sempre da uomo libero, senza stampelle. Con i suoi articoli, un balsamo per l’anima con quel linguaggio schietto, senza fronzoli. Arriva al dunque e spinge alla riflessione.

Lei non si è fatta da sola, l’hanno fatta le Agenzie delle Nazioni Unite, la Rai con i contratti a tempo determinato, l’Agenzia Stampa ed Emigrazione, l’Alto Commissariato per i Rifugiati e soprattutto la politica, la Sinistra che la sventola come una bandiera.

A lei l’Ordine dei giornalisti, il consiglio nazionale nel 2009, ha conferito il premio giornalistico alla carriera Addetto Stampa dell’Anno.

A lui l’Ordine dei giornalisti, il presidente Carlo Verna il 28 novembre 2020, si rivolge così: “era certamente il peggior iscritto”. Dice “era” perché Feltri non è più iscritto all’Albo per sua scelta, ma continua a scrivere. E grazie a Dio!

L’ultimo editoriale fa riflettere e ha scatenato l’inferno. L’avvocato della diciottenne violentata da Alberto Maria Genovese ha querelato Feltri per quelle che ritiene essere offese alla ragazza. Il giornalista, però, non fa altro che criticare ferocemente il modo di essere e di fare dello stupratore e della ragazza dice che è stata un’ingenua mentre ai suoi genitori tirerebbe le orecchie. In pratica Feltri scrive, in maniera come sempre egregia, concetti essenziali, universali, che ogni persona di buonsenso comprende e non può non approvare.

E’ istinto di sopravvivenza correre per tentare di sfuggire a un orso che ti si para davanti. E’ istinto di sopravvivenza evitare il rischio, se lo si riconosce. Questa è una grande verità da sottolineare. E Feltri nel suo stile fresco e mai banale, originale e chiarissimo, la sottolinea.

Boldrini ha la pretesa di far pubblicare dall’Huffington Post di Mattia Feltri, figlio di Vittorio, un articolo che è un monumento all’insipienza, ampolloso, pesante, pieno di luoghi comuni, frasi fatte. Le sue parole al vento sono inutili, per una riflessione seria, vergate con superficialità.

Esempio: la maestra di Torino licenziata dalla scuola, dopo che il ragazzo aveva fatto circolare su WhatsApp le sue immagini intime. Non è vero – come scrive Boldrini – che era l’ex a far girare le immagini. Ex lo è diventato dopo. Questo particolare errato indica il pressappochismo di chi scrive e tratta certi delicati argomenti.

Altro esempio: la diciottenne stuprata da Genovese. Non è vero – come scrive Boldrini – che la ragazza si è salvata scappando. Se ci fosse stata overdose non si sarebbe salvata. Si è svegliata nuda sul letto il giorno dopo. Vicino a lei c’era lo stupratore, nudo pure lui. Strafatto, sfinito. La ragazza non si è salvata, scappando. Si poteva salvare se fosse riuscita a comprendere il rischio in cui poteva incorrere. Nessuno può leggerci un attacco a lei in questo assunto.

Arriviamo all’attacco a Feltri: “il ruolo dell’informazione è centrale – scrive la deputata del Pd – e mi riferisco polemicamente a quei giornali che fanno di misoginia e sessismo la propria cifra. Cosa dire del resto dell’intervento di ieri di Feltri su Libero, in cui si attribuiva la responsabilità dello stupro non all’imprenditore Genovese ma alla ragazza diciottenne vittima?”

Dove ha letto, Boldrini, nell’editoriale di Feltri, una virgola, un punto di sospensione, una parola a dimostrazione di quanto scrive?

Siamo alla follia.

Basta maestrini e maestrine con i loro fiumi di parole che non dicono niente,

basta sceneggiate da film, teatrini, difese a oltranza di un mondo piccolo piccolo davanti al quale s’inginocchiano fenomeni arroganti, superficiali. Sciocchi incapaci di leggere la realtà e arrivare al cuore delle cose. Chiacchierano e riempiono gli spazi di nulla …

 

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