Fim, tutte le quote a due società, torna il pressing sulla cattedrale

Fim Srl riparte e prepara l’accelerata sui lavori al lungomare Faleria. Le due società in quota nella Srl: Fratelli Simonetti Spa ed Ecoelpisiense Srl si stanno riprendendo le quote dell’altra società che era in concordato. Lunedì si è chiusa l’asta e non si è presentato nessuno, quindi subentreranno le due società che già facevano parte della compagine societaria. La partecipazione azionaria corrispondente al 38,23% del capitale sociale verrà trasferita in proporzione alle quote già possedute dalle due imprese: il 25,02% alla F.lli Simonetti Spa che deteneva il 38% e arriva al 63% circa e 13,21% a Ecoelpidiense Srl che arriva al 35% circa. Soddisfatto il costruttore Alberto Simonetti presidente Fim: «abbiamo aspettato tre anni ma ce l’abbiamo fatta» dice. Con questa buona notizia sono state avviate le pratiche necessarie a procedere. Bisognerà dimostrare alla conferenza di servizi che la cattedrale non va restaurata ma demolita e ricostruita perché è impossibile risanare le pareti. I muri sono contaminati e, per ripulirli, si dovrebbe asportare uno strato tanto spesso che crollerebbe l’edificio durante i lavori. Il sindaco Nazareno Franchellucci scrive su Facebook «la società si avvale della collaborazione della Politecnica delle Marche per gli approfondimenti necessari a capire se è tecnicamente possibile bonificare o, nell’impossibilità di farlo, se la strada sia demolire e ricostruire un edificio che conserva comunque la memoria storica e gli obiettivi del vincolo, permettendo così la ripresa dei lavori, il completamento delle operazioni di riqualificazione. Ci auguriamo che questo pronunciamento avvenga prima possibile per sbloccare definitivamente le sorti di quell’area e dare un nuovo volto a un’importante porzione di città». I proprietari ora sono due. Con Simonetti c’è Mauro De Angelis, amministratore Ecoelpidiense. Sono entrambi sicuri di riuscire a dimostrare l’impossibilità di risanare l’opificio senza demolirlo. La collaborazione con l’ateneo dorico produrrà una perizia che non dovrà dare adito a dubbi sulla necessità di abbattere e riedificare la cattedrale, mantenendo le caratteristiche del passato. Se tutto andasse per il verso auspicato dalla proprietà, ad aprile potrebbero partire i lavori. Per presentare la perizia occorre un mese e si arriva a gennaio, altri tre mesi sono necessari a ottenere la risposta della conferenza di servizi e siamo a primavera. «Tutti i giorni lavoriamo per la Fim – ribadisce Simonetti – continuiamo a finanziare per portare avanti il progetto ma le murature sono troppo inquinate, il tetto non esiste più, l’edificio crolla se ci mettiamo le mani, le associazioni che hanno fatto ricorso contro l’abbattimento devono capire che, se davvero vogliono che sia riqualificata l’area, devono sostenerci, non osteggiarci». Fare impresa non è facile, di questi tempi è eroico, facendo fronte comune se ne viene a capo par di capire. «Se non mettiamo mano alla cattedrale non può partire la bonifica. Siamo prontissimi a finanziare e mi auguro che i cittadini siano responsabili» conclude il costruttore. Riprende la speranza dopo che il Mibact si è preso due anni per dire ad agosto che il vincolo non si può declassare e va dimostrata la necessità di demolire. La Sovrintendenza aveva avallato la demolizione ma il parere del Ministero dei Beni culturali andava sentito. E qui si è creato il cortocircuito istituzionale. A Roma erano arrivati i pareri di associazioni locali che non vogliono la fabbrica di concimi abbattuta e così dalla Capitale hanno rimandato la decisione alla conferenza. I soci non mollano, hanno investito 15 milioni e sono pronti a investirne altri 8. «Stiamo facendo uno sforzo che va aldilà della logica imprenditoriale» rimarca De Angelis.

27-11-2020

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