Anche gli uccellini (scomodi) vengono silenziati

Ci vado cauta nel decretare il nuovo presidente Usa, non faccio nomi. Non sono mai stata convinta che Trump potesse vincere le elezioni a mani basse, come ho sentito dire a una collega, una mosca bianca rispetto alla marea dei colleghi-odiatori del presidente americano. Guardando a noi, alla piazza di Bologna riempita di sardine per il voto in Emilia Romagna, comprendo che ovunque può accadere di tutto.

I voti dei neri e degli ispanici al repubblicano sono aumentati rispetto il 2016 per i successi del tycoon in campo economico e sociale, con le riforme varate prima del covid, gli attivisti black lives matter, versione nera delle sardine, come i pesciolini nostrani si sono rivelate un fuoco di paglia. Capita a tutti gli strumenti utilizzati per uno scopo che, quando non servono più, vengono riposti in cantina.

Su una questione però mi voglio concentrare, sulla gestione del voto, sull’opacità che getta pesanti ombre sul sistema americano: il voto per posta così massiccio si presta all’imbroglio. Zio Joe, il vincitore secondo giornalisti commentatori e sondaggisti prodotti con lo stampino, era dato in vantaggio schiacciante rispetto al rivale ma non c’è stata debacle per Trump e la sua rimonta ha sbugiardato i sondaggi.

Quando, in base ai voti espressi di persona al seggio, è risultato che Trump avrebbe avuto larga vittoria, è iniziato il conteggio dei voti per posta, che hanno ribaltato il verdetto. Naturale che Trump parli di imbroglio: “stanno cercando di rubare le elezioni, non gli permetteremo mai di farlo, non è possibile votare dopo la chiusura delle urne” su Twitter, che rimuove il cinguettio.

 

 

 

 

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