File chilometriche per i tamponi, il problema nel problema

Ore e ore in attesa, cento persone in mascherina e in fila indiana o in gruppo all’aperto, in attesa di entrare nei laboratori di analisi e farsi il tampone. Storie di questi giorni. Code già dalle 7 di mattina. C’è chi aspetta in macchina, l’attesa è lunga. Tutto passa per il medico di famiglia ma se qualcuno avesse la sventurata idea di prenotare in autonomia, quindi telefonando, si renderebbe conto che è impossibile. I centralini sono in tilt. Una mattina a telefonare a 15 laboratori del fermano si è conclusa quasi con un nulla di fatto. Impossibile prendere la linea, in due casi c’è stata la possibilità ma la telefonata è durata due secondi. Dall’altra parte c’era fretta di chiudere, troppi tamponi da fare. Alla Bio.Tre di Porto Sant’Elpidio dopo diversi tentativi si riesce a parlare con qualcuno ma la voce gentile dall’altra parte taglia corto, dice che il responsabile è impegnato «provi più tardi». Alla Fenice di Porto Sant’Elpidio rispondono subito, c’è un po’ d’attesa prima di sentire «i tamponi li facciamo solo su appuntamento, diamo l’orario e il giorno prestabilito, facciamo solo quelli rapidi con tracciamento e in 15 minuti c’è il risultato». Anche qui dopo un minuto la signorina si scusa, dice che deve riattaccare perché «è pieno di persone». Impossibile comunicare al telefono, bisogna andare a vedere  di persona. Tra un laboratorio e l’altro le storie sono le stesse: uomini e donne con il genitore anziano a casa sono lì per precauzione, interi gruppi di lavoro mandati dai titolari d’azienda. «A me ha fatto tutto l’azienda – dice un ragazzo sulla trentina – non so quanto costa ma sono negativo» sventola il foglietto in mano e se la ride, l’ha sfangata. Una donna poco distante tossisce e le si fa largo attorno, un uomo sulla sessantina è paonazzo in volto, fatica a respirare. «Un tampone sono 25 euro» fa sapere una signora, dietro di lei un uomo chiama per nome, deve riconsegnare le risposte. Ogni tanto esce dall’angolo una ragazza molto giovane con lo scafandro per controllare il mucchio in attesa, L’andirivieni è continuo. La corsa ai controlli è un problema nel problema, con il rischio di contagiarsi dietro l’angolo e altri esami che vengono meno perché tanti rinunciano a controllarsi, si ritardano le analisi in attesa che il Covid rientri nei ranghi. C’è anche da mettere in conto che si va incontro all’inverno, si fa freddo e star all’aperto immobili si rischia, al minimo, il raffreddore. A tutto questo ha pensato il capogruppo di Fratelli d’Italia a Porto Sant’Elpidio, Giorgio Marcotulli, che invita il sindaco Nazareno Franchellucci ad aprire il palazzetto dello sport in via Ungheria per fare i tamponi, coinvolgendo i laboratori analisi del territorio. Facendo in modo che parte del personale impiegato in queste strutture possa confluire nel palasport al momento chiuso e inutilizzabile. Marcotulli parla anche di aiuti alle famiglie per i tamponi, com’è stato fatto con le mascherine e con i pacchi alimentari. «Con i nuovi finanziamenti statali in arrivo, i sindaci dovrebbero investire per alleggerire la spesa tamponi alle famiglie – dice il consigliere – così si incentivano i controlli. Un tampone costa 25 euro, bisogna farne almeno due e per una famiglia di 4 persone sono 200 euro, non proprio bruscolini».

3-11-2020

 

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