Assunzioni, crollo del 45,9%, tsunami per il commercio

Crollano le assunzioni del 38% in Italia e del 43,4% nelle Marche. La maglia nera spetta ad Ascoli Piceno che segna un -48,1%, seguono Macerata con -46,4%, Fermo con – 45,9%, Pesaro Urbino con -42,6% e Ancona con -38,6%. Rispetto alla media regionale Fermo segna indici peggiori ma va meglio di Ascoli e Macerata, anche se quest’ultima provincia è l’unica a dare un segno + dell’11,3% sugli stagionali. Nel complesso la laboriosa Regione al plurale soffre più del resto dello Stivale. Sarà perché è composta da tante piccole e micro imprese che più risentono delle restrizioni. I dati dell’Osservatorio Inps sul precariato sono allarmanti. Tra gennaio e giugno quest’anno si sono persi 50mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. È stato uno tsunami per bar, ristoranti, alberghi. I numeri dell’occupazione sono in caduta libera, il virus ha messo in ginocchio una Regione che si caratterizza per l’abnegazione al lavoro. Lo scudo della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti ha protetto i lavoratori a tempo indeterminato ma i contratti a termine sono saltati come birilli. In tutta Italia da gennaio a luglio sono venuti a mancare quasi 800mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nelle Marche se ne sono persi quasi 50mila. Volendo fare un raffronto tra dato nazionale e regionale, considerando gli 800mila posti di lavoro persi su 60,36 mln di italiani e i 50mila posti di lavoro persi su 1,513 mln di marchigiani si evince che da un anno all’altro si sono persi posti di lavoro nell’ordine dell’1,3% a livello nazionale e del 3,3% a livello regionale in rapporto alla popolazione. Nelle Marche le assunzioni del 2019 erano state 114.496, nel 2020 sono scese a 64.757. I precari pagano il prezzo più alto. Nel Fermano da un anno all’altro sono diminuite le assunzioni a tempo determinato del 46,4%, quelle a termine del 46,7%, quelle con contratto intermittente del 53,1%, quelle in apprendistato del 41,9%, quelle in somministrazione del 59,9, le stagionali del 21%. Nel complesso il crollo registra un -43,4% nelle Marche e un -45,9% nel Fermano. La cassa integrazione ha aiutato la tenuta dell’industria ma per il commercio è stata catastrofe. Turismo e commercio sono i settori più sofferenti. Per bar e ristoranti lo smart-working è stata una mazzata a cui si è aggiunto il lockdown a dare il colpo di grazia. Analizzando i dati del Fermano, sempre nel periodo di riferimento, tra gennaio e febbraio si erano persi 246 posti di lavoro ma il crollo c’è stato nel triennio marzo-maggio con 5.387 assunti nel 2019 e 1.693 nel 2020, un -68,6% e nel solo mese di aprile -89%. Maggio ha registrato una leggerissima ripresa ma sempre un -58% e giugno -36,8%. Anche i dati sulle variazioni contrattuali non sono confortanti analizzando lo stesso semestre gennaio-giugno, siamo sempre a un segno – del 28,6%. In Provincia di Fermo gli apprendisti trasformati a tempo indeterminato da 150 del 2019 sono 201 nel 2020 mentre le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti a termine passano  da 906 del 2019 a 608 del 2020 con un -23,4% e una situazione costante nel periodo, solo febbraio ha fatto registrare un minimo segno + con due lavoratori passati da apprendisti a tempo indeterminato e otto lavoratori passati da rapporti a termine e occupati a tempo indeterminato. Da febbraio in poi i numeri sono stati in costante calo anche su questo fronte.

Male il lavoro nelle Marche ma la Regione è top nei pagamenti della cassa integrazione da parte dell’Inps. Il direttore regionale Fabio Vitale è preceduto dalla fama di saper fare funzionare le cose e si circonda di uomini capaci negli uffici provinciali. Il direttore provinciale a Fermo Simone Catini accetta di parlare con noi di lavoro e della crisi partendo dal crollo nelle assunzioni: «purtroppo i dati si commentano da soli, le prospettive di ripresa ci saranno se si riuscirà a superare l’emergenza sanitaria, nel frattempo la situazione resta grigia e forse non siamo neanche all’acme della seconda ondata, come dicono i virologi». In via Sant’Alessandro il lavoro è concentrato «sui tre ammortizzatori sociali per fronteggiare la crisi: le domande della cassa integrazione ordinaria, cassa in deroga e del fondo di integrazione salariale cui hanno diritto le aziende» fa sapere il direttore, precisando che l’Inps non si occupa dei pagamenti delle aziende artigiane, per le quali è competente l’Ebam. All’Inps di Fermo hanno potenziato il reparto con più persone per rispondere alla mole di domande inoltrate dalle aziende. Oltretutto, venendo a mancare la liquidità nelle imprese: «gli ammortizzatori non si esauriscono con l’accoglimento della domanda da parte dell’Inps, come avviene nei casi ordinari in cui il datore di lavoro fa il conguaglio e anticipa per conto dell’Istituto il sussidio in busta paga». Attualmente «si richiede il pagamento diretto delle competenze con bonifico sui conti correnti dei lavoratori, che implica un lavoro aggiuntivo dell’Inps, che deve ricevere in un secondo tempo, dopo il rilascio dell’autorizzazione, i modelli inviati dalle aziende sulle presenze dei lavoratori nel mese precedente». Ciò per dire che ci sono tempi tecnici prima di ottenere il sussidio. Per velocizzare le pratiche il dottor Catini ricorda che la gestione degli ammortizzatori è stata semplificata col decreto 104 di agosto «che ha riconosciuto 9 settimane di cassa integrazione per Covid senza necessità di allegare altre motivazioni e altre 9 settimane legate al fatturato». Ciò interessa «i lavoratori a tempo indeterminato – spiega il direttore provinciale – le aziende ammesse alla fruizione di tali ammortizzatori non possono licenziare fino al 31 dicembre e in Parlamento si discute su una possibile proroga, in collegamento a ulteriori settimane di Cig». Per i precari con contratti non rinnovati alla scadenza non c’è cassa integrazione ma il sussidio è l’indennità di disoccupazione o Naspi «il Governo ha disposto il pagamento di mensilità aggiuntive». Per il variegato mondo dei lavoratori autonomi ci sono stati vari bonus. Nel complesso «non è difficile ipotizzare il perdurare di una situazione critica nei prossimi mesi, augurandoci che, contestualmente al superamento dell’emergenza sanitaria possa esserci una ripresa del tessuto economico produttivo del territorio» chiosa Catini.

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