I sindaci del Fermano contestano il coprifuoco

Sindaci chiamati a fare gli sceriffi col coprifuoco, poi la parola sparisce dai radar. Domenica sera il presidente del Consiglio Giuseppe Conte presenta l’ultimo dpcm e invita i primi cittadini a chiudere vie e piazze dopo le 21 per evitare assembramenti. Esplode la protesta in notturna e ieri mattina è sparita la parola “sindaci” dal decreto ma non si smorzano le polemiche. Varate le ultime strette anticovid, potrà scattare il coprifuoco di quartiere e nel Fermano salgono tutti sulle barricate. Tra i 40 Comuni sono tanti quelli con meno di 3mila abitanti e mezzo vigile urbano non basta a tenere sotto controllo la movida. Il primo a sparare a palle incrociate è Nazareno Franchellucci sindaco di Porto Sant’Elpidio e presidente Ali Marche che ieri all’una di notte metteva su Facebook la dichiarazione di guerra: «non aver trovato una sintesi tecnico-politica sul coprifuoco, scaricando tutto sui sindaci, è inaccettabile. Solo chi non ha idea di cosa voglia dire amministrare una città di medie dimensioni in Italia può pensare che un sindaco possa far applicare un provvedimento del genere in un momento come questo. Non c’è stata concertazione con gli enti locali, auspico un immediato passo indietro». E passo indietro c’è stato. Nell’estenuante domenica di attesa tra litigi, slittamenti, indiscrezioni, fughe in avanti e retromarce, il premier è comparso in tv alle 21.35, non alle 18 come programmato. Tra i provvedimenti illustrati c’è la possibilità di chiudere vie, piazze, centri urbani dopo le 21 e la palla passa ai sindaci. Il presidente Anci Antonio Decaro ha parlato subito di «scaricabarile sui comuni» e ci è andato pesante con le dichiarazioni «nei momenti difficili le istituzioni si assumono le responsabilità, non le scaricano su altre istituzioni con cui lealmente dovrebbero collaborare». Nel Fermano sono tutti sulle barricate. Il più delicato è Paolo Calcinaro, rieletto nel capoluogo di Provincia e in questi giorni all’ospedale con il covid che fa sapere «non c’è fretta nel dichiarare, sia per la poca chiarezza, sia perché oggi è solo lunedì, sia perché adesso penso ancora qualche ora a me». Non gli si può dar torto e gli si augura pronta guarigione ma, a parte lui, gli altri sono in attacco. «Siamo abituati a essere oggetto di scaricabarile da parte dello Stato ma la misura è colma – dice Nicola Loira da Porto San Giorgio – mi auguro che tutto non si traduca in film già visti. Tutti dobbiamo essere responsabili e dobbiamo stare attenti su più fronti, non possiamo permettere che l’economia vada peggio di come già sta andando». Ediana Mancini da Montegranaro rilegge il decreto e fa notare che dal testo «è sparita la parola sindaci, resta che si possono disporre chiusure ma manca il soggetto della frase e questo va chiarito, non è un punto da poco. Il premier improvvidamente ha parlato dei sindaci, c’è stata la rivolta perché questi controlli nei piccoli comuni sono impossibili per carenza di personale. Non si può presentare un decreto a reti unificate domenica sera e la mattina dopo far sparire una parola di fondamentale importanza. Lo rappresenterò alla prefettura, per il resto le misure previste mi sembrano un pannicello caldo». Da Pedaso Vincenzo Berdini usa l’ironia «la delega a noi è buona cosa perché facciamo di sicuro meno danni di loro» dice e diventa subito serio «dovrebbero permetterci di reclutare personale per fare più controlli, la vigilanza vale più di qualsiasi dpcm ma i nostri organici sono sottodimensionati». Da Amandola Adolfo Marinangeli rimarca «nella notte il dpcm è stato cambiato dopo la ribellione dei sindaci ma la situazione resta complessa, i numeri dei contagi aumentano e siamo preoccupati. Abbiamo sempre chiesto autonomia ma su molti aspetti, leggendo il dpcm, si può fare poco. Torneremo indietro con lo smart working e la conseguente perdita d’efficienza negli uffici comunali. Trovo aberrante che a disporre della quarantena a scuola siano i presidi con la Asl, senza minimamente sentire i sindaci. Certamente noi per primi viviamo una fase difficile. Un tempo tutti si rivolgevano al sacerdote o al medico per consigli e aiuti, oggi si rivolgono a noi. Siamo a portata di mano, siamo criticati, offesi, siamo la valvola di scarico». E come volevasi dimostrare online qualcuno ha già cominciato ad attaccare le fasce tricolore in trincea: «cominciate ad assumevi le vostre responsabilità invece di criticare». I sindaci tra l’incudine e il martello. 

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