Tutte le strade portano a Roma, la manina, il ruolo dell’informazione, la mafia in Tribunale

L’uomo nero Luca Palamara finché è stato buono-buono sotto le ali delle toghe di sinistra che da sempre fanno e disfanno nelle aule dei tribunali e nei palazzi che contano, da Chigi al Colle, da Madama a Montecitorio, quando ha deciso di svoltare a destra l’hanno fatto fuori. Semplice.

Palamara nel 2019 aveva cominciato a spostare l’asse del Consiglio superiore della magistratura a destra, la sinistra non gliel’ha perdonato. Per questa ragione è stato radiato. Con la scusa dell’inchiesta di corruzione per una presunta mazzetta da 40mila euro gli hanno messo il trojan sul cellulare e tutti hanno potuto ascoltare i colloqui dal telefono dell’ex consigliere del Csm ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati con i magistrati che si rivolgevano a lui per fare carriera. Venti giorni dopo che è partita l’inchiesta e sono partite le intercettazioni c’è stata la fuga di notizie e due giornali (La Repubblica e Corriere della Sera) hanno pubblicato parte del contenuto delle intercettazioni, quello che faceva comodo a chi s’era messo in testa di affossare Palamara e quindi di informare quei giornali che sono diventati non organi d’informazione ma strumenti utili, e quei giornali si sono fatti utilizzare senza andare a fondo della vicenda. Senza pubblicare tutto. Solo un giornale ha pubblicato tutto, La Verità, e forse per questo siamo arrivati al processo contro Palamara che di democratico non ha niente. La sinistra domina le procure, era così ieri ed è così oggi. Le toghe rosse vincono, possono dettare legge in Italia, mandare a processo un ministro dell’Interno, un leader dell’opposizione, e cambiare il corso delle votazioni e degli eventi. Nessuno oggi indaga sulla fuga di notizie che ha azzoppato l’inchiesta per corruzione contro Palamara perché non interessa più. Il problema è stato risolto.

Chi è il dominus? Chi è riuscito all’ennesimo ribaltone, togliendo di mezzo un magistrato fedelissimo della sinistra che negli ultimi mesi aveva stretto alleanza con Keyser Soze del correntismo della magistratura italiana”? (Keyser Soze nel film di McQuarrie del ’95 è un signore del crimine spietato e influente e la definizione gliela dava l’altro ieri su Repubblica il giornalista che firmava l’articolo di attacco a Cosimo Ferri).

In sostanza oggi c’è una situazione molto chiara. L’asse del Csm è tornato a sinistra e i magistrati potranno continuare ad attaccare persone a loro sgradite, potranno continuare a dire, di un ministro dell’Interno, che deve andare a processo perché “bisogna attaccarlo” pur se “ha ragione lui”. Questa è la mafia in Italia.

E quella manina che da fine maggio 2019 ha guidato le fughe di notizie sul Corriere e sulla Repubblica, (notizie frammentarie e spesso manipolate, che sortiscono il risultato ricercato) ha appuntato la lettera scarlatta dei traditori nel petto di Palamara. Come scriveva ieri su La Verità uno strepitoso Giacomo Amadori.

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