La versione di Buzzi

Ve lo ricordate quello dei migranti che «rendono più della droga». Il boss della 29 Giugno. 

L’uomo simbolo dell’inchiesta sul malaffare romano rilascia oggi l’intervista da vedere su Dplay.

Salvatore Buzzi, quello di Mafia capitale (che mafia non era) è in attesa del nuovo processo d’appello e parla. Ha pubblicato un libro, a breve lo vedremo su La7 intervistato da Massimo Giletti e oggi, nella piattaforma streaming pay di Discovery Italia, renderà disponibile la sua versione. Un faccia a faccia col giornalista Daniele Autieri. Il boss della cooperativa 29 giugno si ritiene una vittima del sistema, parla dei rapporti tra politica e affari sporchi. Ha il dente avvelenato contro il Pd che si è costituito parte civile contro di lui e i suoi collaboratore, iscritti al Partito, e lui azzanna: «Forse perché a volte ho pagato gli stipendi della federazione romana? O perché ho sponsorizzaato la campagna elettorale di decine di candidati? O perché ho assunto centinaia di persone segnalate? O perché ho fatto votare alle primarie per eleggere il segretario cittadino, nell’ottobre 2013, 220 persone? Eh sì, le famose truppe cammellate che si vedono alle primarie del Pd. Erano in ballo Giuntella sostenuto dall’area di Bersani contro Cosentino sostenuto da Bettini e Zingaretti. Io nel mezzo, sollecitato da entrambi, ho messo in campo 220 votanti, 140 per Giuntella e 80 per Cosentino. La nostra casa è sempre stata la sinistra. La campagna elettorale l’abbiamo fatta a Marino e c’abbiamo le prove”. Racconta di aver accumulato 11 milioni di credito con il Comune di Roma nel 2013 per la gestione dell’accoglienza e «per farmi dare i soldi ho dovuto pagare 130.000 euro – dice – una parte servirono a finanziare un convegno del Pd». Il convegno si svolse al Teatro Quirino il 29 novembre, pochi giorni prima l’arresto di Buzzi. 

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