Dietro la mascherina niente

Perché affidarsi ciecamente a una combriccola che in otto mesi, da quando è esplosa la pandemia, ha sistematicamente fatto il contrario di quanto andava fatto? Non sono contro la mascherina, anzi, la misi all’inizio di marzo e sembravo una marziana. Il punto è che decido io cosa mettere o no, come faccio con le mutande e tutto il resto. Dimostro di essere una persona civile ben comprendendo che laddove finisce la mia libertà inizia quella dell’altro, consapevole che libertà non è poter fare tutto ma fare quello che si sceglie di fare, liberamente appunto. E qui entro nell’ambito dei doveri che tanto amo e che, per me, hanno sempre preceduto i diritti, sempre.

Tornando all’inizio della pandemia, visto che si configura la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio, lo scorso febbraio il rischio era alto per tutti e si dovevano adottare, allora, misure per arginare il virus. C’era da scegliere, allora, col rischio che la scelta non piacesse alla maggior parte degli italiani che ancora non si rendevano conto con cosa avessero a che fare. Conte avrebbe potuto fare scelte sgradite ma ha scelto di non scegliere, anche perché gli mancava il consenso popolare. Quindi diceva di non voler trasformare l’Italia in un lazzaretto, a febbraio, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Milano invitava a non cambiare stile di vita e intanto il povero governatore della Lombardia Attilio Fontana su Facebook compariva con la mascherina e veniva insultato dai compagni come Andrea Orlando che lo accusò di speculare politicamente. Ricordo l’evento mondano a Milano il 20 febbraio foraggiato dal Pd per abbracciare i cinesi e non discriminarli e persino il Quirinale si scomodò, parlando di ansia immotivata. Poi sono arrivate le inutili quanto costose task-force e si è instaurato un regime eccezionale che non accenna a terminare, nonostante oggi il virus non abbia niente di eccezionale. Siamo passati dalle fughe di notte dalla stazione centrale di Milano per prendere l’ultimo treno al controllo totale sulla popolazione.

Ora, aldilà dell’appartenenza politica, è il caso di fermarsi e riflettere. Il rischio fa parte del vivere, è la regola e non l’eccezione. L’emergenza sta svelando  il volto totalitario dei partiti di governo e una pericolosa tendenza di buona parte dell’opinione pubblica che in quelle idee (se non in quei partiti) si riconosce. E’ il declino della ragione, la regressione culturale prima che politica. 

Una cosa mi preoccupa e non è il covid ma è la superficialità con la quale un popolo sembra lasciarsi incantare dal  Sultano.

 

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