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Catania, processo a Salvini, fine della democrazia

Il pm sabato ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare Nunzio Sarpiertro il non luogo a procedere per l’insussistenza del reato ma il gup non lascia, raddoppia.

La richiesta dell’accusa si basava sull’originaria richiesta di archiviazione (insindacabilità della condotta attribuita all’ex ministro dell’Interno) che non fu accolta dal tribunale dei ministri di Catania (Nicola La Mantia, Sandra Levanti e Paolo Corda, tutti e tre di Magistratura Democratica, corrente di sinistra delle toghe).

Ricordo in proposito un altro esponente di Magistratura Democratica, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che nell’agosto del 2018 decise di indagare Salvini per la nave Diciotti.

Nel caso Gretoretti ritroviamo le stesse toghe rosse. Il Gup Sarpietro è di Magistratura Democratica, ne è uscito dopo lo scandalo Palamara ma resta una toga rossa. Domenica non ha accolto la richiesta di non luogo a procedere fregandosene pure dell’errore di traduzione dall’inglese che fa apparire la vicenda grottesca oltre che ridicola. Sarpietro chiama alla sbarra tra novembre e dicembre Conte, Di Maio, Toninelli, Lamorgese, Trenta, tutto o quasi il primo governo Conte. Tutti, quindi, potrebbero aver commesso il reato secondo il giudice. E’ la fine della democrazia. 

Prendo spunto da quanto scrive oggi il presidente di sezione a riposo della Corte di cassazione Pietro Dubolino su La Verità. «La responsabilità politica non può dar luogo, di per sé, alla configurabilità di un reato … Una scelta politica, in ipotesi errata, non condivisa o contraria, può dar luogo a varie forme di responsabilità politica ma certamente non può dar luogo, di per sé, alla configurabilità di un reato … Non può di per sé costituire reato l’adozione di un provvedimento amministrativo o giurisdizionale da qualificarsi come illegittimo per violazione di legge».

Dal ’92, già da prima, ma con Berlusconi in particolare assistiamo alle sante inquisizioni del nemico agevolate da una dittatura comunista, un regime, con una componente di sinistra, da sempre minoritaria in Paese, supportata da portaborse che si ritengono giornalisti e partigiani che si ritengono magistrati. In tutto ciò non c’è niente che possa far pensare che nella forma di governo il potere sia esercitato dal popolo tramite rappresentanti liberamente eletti. Quello di sabato è un segnale inequivocabile, «è la fine tout court del sistema democratico» rileva Dubolino.

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