Violenze, gli aggressori ai domiciliari

Convalida dell’arresto per la 28enne romena che venerdì ha investito il tunisino a Lido Tre Archi e per il fidanzato algerino che ha infierito su di lui a colpi di machete. I due sono ai domiciliari, così ha deciso il Gip Maria Grazia Leopardi. Il fatto di sangue nel quartiere multietnico ha strascichi raccapriccianti: «al tunisino hanno troncato il braccio di netto – dice un barista – c’era un dito per terra». La guerra tra bande a conclusione di una settimana di inaudite violenze è ancora tutta da chiarire. La romena alle 14 era andata con la sua macchina da 80mila euro in via Moro dove erano radunati i tunisini per avere chiarimenti sulle minacce di morte alla madre e sull’aggressione al fidanzato. Tutto era cominciato lunedì, quando un italiano e due tunisini erano entrati a casa di un 76enne sulla sedia a rotelle in via La Malfa e avevano lasciato l’anziano tramortito a terra, la badante romena ferita e la casa distrutta. Mercoledì i tunisini avevano bastonato il fidanzato della romena, figlia della badante, con mazze da baseball. La guerriglia urbana culminata venerdì con l’ultima sanguinaria spedizione punitiva aveva visto i tunisini avere la peggio sulla romena, il fidanzato e l’amico albanese. La ragazza in cerca di risposte è stata minacciata dai magrebini, è quindi risalita in macchina e ha chiamato i rinforzi. Sono arrivati il fidanzato col machete e l’amico col bastone ed è scattata la resa di conti tra bande, finché la 28enne ha spinto sull’acceleratore puntando i tunisini sotto il porticato, ha scavalcato due marciapiedi e ne ha investito uno, lo stesso che il fidanzato e l’amico hanno cercato di finire, ma che è riuscito a scappare verso via Bachelet, dov’è stato soccorso e portato al Torrette di Ancona e lì ha subito delicati interventi chirurgici di ricostruzione. Per i residenti del quartiere multietnico i fidanzati ai domiciliari non bastano a riportare il sereno: «devono andare tutti in galera» dicono quelli del comitato. Da dicembre bande di stranieri si azzuffano, dalla mattanza al bar di Porto Sant’Elpidio si sono perpetrate violenze senza soluzione di continuità. L’avvocato Francesco De Minicis del Foro di Fermo difende i fidanzati accusati, lei di tentato omicidio, lui di lesioni gravi, e all’uscita dal Tribunale ieri ha detto «sono confermati i domiciliari, ma la questione è più complessa, ci sono indagini in corso a carico degli altri due». Gli altri due sono i tunisini e la vicenda è ancora tutta da chiarire. Le prime testimonianze raccolte dalla squadra mobile della questura riportavano pareri contrastanti tra loro, è naturale. Chi ha assistito alla scena non è in grado di fornire dettagli e i diretti interessati portano ciascuno acqua al proprio mulino. A sentirli hanno tutti la ragione dalla loro. Le telecamere sono state fondamentali per ricostruire la dinamica che ha portato all’arresto dei fidanzati ma altri particolari dovranno emergere. L’albanese ricoverato all’ospedale di Fermo non si è ferito da solo, De Minicis lo fa notare e ha chiesto una riunione nei prossimi giorni perché «bisogna approfondire la questione, alla luce di quanto risulterà sulla vicenda dei tunisini – dice – dovremo valutare l’esistenza di altri procedimenti collegati e lavoreremo per una riunione dei procedimenti, in modo che si chiarisca bene il ruolo di ciascuno di loro». Il legale punta a un’attenuazione della pena per i suoi assistiti. Intanto la situazione a Tre Archi resta tesa, l’aria si affetta col coltello, la gente ha paura di uscire di casa.

21-9-2020

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