La criminalità detta legge, ora la costa è una polveriera

Gira di tutto la domenica notte nelle strade del fermano, dal manganello di 60 centimetri alle falci metalliche, tutto è stato sequestrato dai carabinieri che hanno portato a termine due brillanti operazioni per un bilancio di 4 stranieri denunciati: 3 marocchini e 1 romeno, e altri 2 suoi connazionali identificati. Nonostante l’impegno richiesto nei seggi ai militari dell’Arma in questi giorni, il dispiegamento di uomini e mezzi dei carabinieri sulle strade è al top, come il comandante della compagnia Nicola Gismondi aveva promesso ai cittadini il giorno dell’insediamento. Ieri notte a dare del filo da torcere alle forze dell’ordine sono stati in particolare due interventi nei comuni di Porto Sant’Elpidio e Montegranaro. È stata una notte movimentata. In piazza Garibaldi a Porto Sant’Elpidio il Nucleo Radiomobile è arrivato su segnalazione di un anonimo che aveva notato strani movimenti all’interno di un’auto. I carabinieri hanno intercettato la vettura e identificato tre marocchini di 34, 37 e 41 anni. In macchina c’erano falci metalliche, coltelli, uno di grosse dimensioni, un giravite e una pinza metallica. Tutto sequestrato. Si è reso necessario l’intervento del 113 a dar manforte. I magrebini sono stati denunciati per porto abusivo di oggetti atti a offendere e il conducente dell’auto 37enne è stato anche denunciato perché alla guida ubriaco, auto sequestrata. A Montegranaro i militari della locale stazione hanno controllato 3 romeni a bordo di un’auto, nascondevano nel porta oggetti uno “sfonda gente”, un manganello meccanico di 60 cm. Il romeno al volante 23enne è stato denunciato per porto abusivo di strumento atto a offendere. Queste operazioni rientrano nell’azione massiccia che le forze di polizia, in particolare ieri notte la compagnia carabinieri di Fermo, portano avanti lungo la costa dopo i recenti fatti di cronaca. Nei prossimi giorni continuerà ad aumentare la pressione del controllo sulla zona rivierasca tra Porto Sant’Elpidio e Porto San Giorgio, in particolare a Lido Tre Archi. Un monitoraggio costante dopo la guerriglia urbana scatenata la scorsa settimana e culminata venerdì con 2 uomini accoltellati di cui uno investito. Venerdì ha rimandato l’immagine plastica di un quartiere bifronte mostrando la faccia cattiva e quella buona di Tre Archi, con il sindaco da una parte a inaugurare parco giochi, pista da ballo al centro sociale e skatepark e dall’altra parte gli stranieri che si prendevano a coltellate. Uno è stato investito dal suv e poco ci è mancato che ci scappasse il morto. Aldilà delle chiacchiere il quartiere multietnico fatica a fare i conti con l’integrazione. Tra irregolari e sacche di povertà la situazione è sempre sul punto di esplodere e gli episodi violenti sono riconducibili spesso a bande di nordafricani che da 9 mesi creano allarme. Il venerdì di ordinaria follia seguiva a un’altra nottata non certo tranquilla per i carabinieri che erano dovuti intervenire con i pompieri su segnalazione dopo le retate pomeridiane. Giovedì notte infatti, in via Mattarella, il piano terra di un condominio era mezzo allagato e un appartamento era stato trovato con le finestre sfondate. Chi vi si era introdotto aveva lasciato i rubinetti aperti e qualcuno aveva forzato la stanza dei contatori.

 

Batte il ferro finché è caldo Confabitare, associazione a tutela della proprietà immobiliare che in Provincia di Fermo ha il suo referente nel presidente Renzo Paccapelo, che esprime «tutta l’amarezza e lo sconcerto per quanto è accaduto e non resta che constatare le sottovalutazioni dei fenomeni criminosi nelle loro varie forme e il lassismo, le titubanze delle istituzioni». Il riferimento è al memorandum sulla sicurezza che da marzo chiedono Confabitare e un’altra associazione Sos Utenti, oltre al Comitato Tre Archi costituito durante il lockdown. Un memorandum che «non ha trovato applicazione per la pavidità di quanti dovrebbero dargli immediata esecuzione per le parti di loro competenza» dice Paccapelo e aggiunge «Confabitare non arretra di un millimetro rispetto al memorandum e al piano della sicurezza che dovrebbe essere stato validato da tempo». Si fa notare che il controllo di vicinato, avviato proprio nei mesi scorsi su impulso delle associazioni e del comitato, «è importante ma non risolutivo e trova ostacoli nella concreta applicazione. Il sindaco quale posizione ha assunto in sede di comitato per l’ordine e la sicurezza? Quali richieste ha fatto al prefetto? E il prefetto quali iniziative intende prendere?». Sono le domande poste alle istituzioni dal referente di un’associazione che azzanna «se qualcuno non è all’altezza del compito o non percepisce la gravità della situazione deve passare la mano. Si assumano tutti le loro responsabilità. Il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza si deve fare prima non dopo episodi criminosi».

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