Bidella licenziata e depennata dalle graduatorie, non può lavorare finché è in piedi la causa contro la scuola (IL VIDEO)

Bidella licenziata e depennata dalle graduatorie di terza fascia nelle scuole maceratesi, non può lavorare nemmeno come supplente. L’Ufficio scolastico regionale fa sapere di aver applicato la legge nell’escludere ogni possibilità di rientro a scuola alla signora dopo il licenziamento e quindi la donna non potrà lavorare finché la causa in corso non sarà conclusa. La signora una mezza vittoria l’ha ottenuta, a luglio il Tribunale si è pronunciato a suo favore ma solo in parte, annullando il licenziamento senza preavviso e lasciando in piedi quello con preavviso. Madre di due figli, tira avanti grazie all’aiuto dei parenti. Aveva ottenuto un posto nella segreteria di un istituto superiore maceratese nel settembre 2018, a marzo 2019 si era assentata per assistere la madre e a giugno fu licenziata per assenza ingiustificata. Ne è seguito il depennamento dalle graduatorie. La signora è assistita dall’avvocato Maurizio Discepolo del Foro di Ancona, che spiega  «la signora si ritrova licenziata perché il preside le aveva chiesto di tornare al lavoro, dopo due mesi di assenza, lei assisteva la madre e non poteva rientrare, credeva di essere tutelata dalla 104, ha agito in buonafede».

L’ufficio scolastico regionale, fa sapere le ragioni del depennamento, spiegando che un decreto ministeriale regola le graduatorie di terza fascia e un articolo riguarda specificamente i requisiti di ammissione, determinando l’impossibilità di essere impiegati nella pubblica amministrazione dopo essere stati licenziati. La signora, finché la giustizia non si sarà pronunciata, per lavorare dovrà cambiare mestiere. «Attendiamo le motivazioni dei provvedimenti – dice l’avvocato – dobbiamo vedere le carte per valutare l’impugnazione – dice ancora il legale – nel frattempo la mia assistita non lavora a tempo indeterminato, come prima, e non può fare supplenze a tempo determinato. Il depennamento è un provvedimento illegittimo, adottato sulla base del licenziamento, dopo che è stato annullato. Abbiamo contestato l’illegittimità, ma non abbiamo ricevuto risposta e finché non vediamo la motivazione della sentenza non possiamo dire altro».

Né la scuola né il ministero dell’Istruzione hanno risposto a due lettere dell’avvocato inviate una dietro l’altra ad agosto e intanto il tempo passa.

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