In prima linea per il fermano

Una presenza autorevole, non c’è che dire. Il tenente colonnello Nicola Gismondi, 49 anni, investigatore di lungo corso, domina la stanza nella quale ha riunito i giornalisti convocati ieri mattina in caserma per il saluto. Il nuovo comandante della compagnia Carabinieri di Fermo a colpo d’occhio scoraggia le cattive intenzioni. Viene da pensare che, a prima vista, il delinquente comune sarebbe tentato dal fare un passo indietro. È uomo di spessore dentro e fuori Gismondi. Usa più volte una parola: lealtà. Di questo elemento si nutre l’attività dei militari dell’Arma nel rapporto con la cittadinanza e con il mondo dell’informazione sempre pronta a sparare la notizia in prima pagina. Il nuovo comandante di compagnia sostituisce il maggiore Roland Peluso che ha preso la strada per Bologna e, a differenza sua, che dal rapporto con le istituzioni passa all’investigativo, lui fa il contrario. Dalle investigazioni passa all’ufficialità, indossa la divisa, si rapporterà con la prefettura, sarà nei comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza e naturalmente lo ritroveremo per strada in tutte le occasioni che lo richiederanno. Che si tratti di arrestare il rapinatore di turno o di coordinare una retata di abusivi. Farà valere la sua esperienza ultradecennale nelle indagini su attività criminali. Di origini baresi, ha un sorriso contagioso dietro il quale si cela una forte determinazione, una capacità di andare dritto al punto, al dunque senza fronzoli. Rimarca che ci tiene a non trovare ostacoli sul suo cammino che possano derivare da un articolo scritto capace di compromettere un’indagine giudiziaria. Invita i giornalisti a non generare falsi allarmismi e ad attenersi alla realtà. Approda a Fermo dopo essere stato alla guida del Nucleo investigativo del comando provinciale di Ascoli per sei anni, dove ha portato a termine brillanti operazioni di servizio in ogni settore: traffico di stupefacenti, rapine, attentati e omicidi. Si pensi all’indagine sulla residenza anziani di Offida, l’arresto dell’infermiere killer, all’omicidio del maresciallo Cianfrone, al sodalizio criminale pugliese sgominato, all’omicidio di Maria Biancucci di Montegiorgio, all’indagine sugli attentati dinamitardi alle chiese nel Fermano e all’operazione che portò al sequestro di 181 chili di droga. Prima di Ascoli era stato alla guida del Nucleo investigativo del comando provinciale di Campobasso e moltissimi lo ricordano per le numerose inchieste e per l’umanità. Due stellette conquistate sul campo e una grande esperienza in operazioni antidroga. Da qui l’alto ufficiale parte per muovere i primi passi nel fermano, terra che conosce bene. Ha 31 anni di servizio alle spalle e «si vedono tutti – sorride rivolto agli organi di stampa – sono uno specchio, aspettatevi lealtà e collaborazione. Ho due interessi: famiglia e lavoro, a volte il lavoro prevarica sulla famiglia ma adesso siamo a 50 e 50». Si capisce che ha una memoria di ferro, ricorda tutto nei particolari. Ad affiancarlo c’è l’altra colonna portante della compagnia fermana: il tenente Serafino Dell’Avvocato, un pilastro, sempre presente. Il comandante provinciale, colonnello Antonio Marinucci tesse le lodi del nuovo ingresso in via Alfredo Beni: «la scala gerarchica l’ha fatta tutta – dice – la sua esperienza è trasversale, ha ricoperto vari incarichi e questa è una nuova esperienza». Con Peluso si era inaugurato il comando provinciale guidato da Marinucci e la compagnia di Fermo è diventata centro nevralgico dell’attività dei Carabinieri, che in Gismondi adesso acquista l’occhio analitico dell’investigatore. E non si poteva non festeggiare la novità con un buon caffè, pasticcini e una stretta di mano. Ben arrivato comandante.

12-9-2020

 

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