Il saluto di Peluso “ma Fermo resterà sempre nel cuore”

Emozionato come i giornalisti, il suo è un arrivederci più che un addio, l’ufficiale dal volto umano saluta la stampa e se ne va. Era entrato capitano il 30 marzo 2015 al comando della compagnia di Fermo e parte oggi da maggiore a 39 anni. Sarà una brillante carriera quella di Roland Peluso, ce l’ha scritto in faccia, per Fermo ha fatto tantissimo, l’ha tenuta sveglia la piccola Provincia. Gli vanno riconosciute mille cose, tra cui la lotta senza confini alla droga. Basti ricordare il più grande sequestro di cocaina al pusher in Maserati, 25 chili, una roba mai vista prima tutta insieme. Ma ci sono stati anche gli arresti alla banda del bancomat, ai rapinatori delle Poste, il contrasto ai furti, alle occupazioni. Attento alle imprese, si è speso in indagini per risolvere casi difficili senza trascurare gli incontri nelle scuole per parlare di sicurezza e l’attenzione contro la violenza di genere. È dura dirgli addio ma è in volata, lascia Fermo per Bologna, per l’attività in strada, in borghese. Sarà comandante della terza sezione del nucleo investigativo del comando provinciale di Bologna e non avrà di che annoiarsi con la squadra di investigazioni scientifiche, avrà competenza regionale per gli artificieri e svolgerà attività in laboratorio per analizzare stupefacenti e studiarne il principio attivo. Con 19 anni di servizio, catapultato da Parma, dopo 5 anni 6 mesi 9 giorni nel fermano prende il volo e ci mancherà. Subentrato a Pasquale Zacheo, lo sostituirà il tenente colonnello Nicola Gismondi. Peluso parla e scatta l’applauso dei giornalisti, alcuni sono maturati nel rapporto con le forze dell’ordine grazie a lui, alcuni ricordano la pizzata e il selfie. Presente sempre, anche quando era irriconoscibile con i jeans strappati per l’ultima retata. C’era. L’applauso scatta e lui si commuove, c’è umanità dietro quella divisa, è il suo tratto distintivo. Dice che conta la salute e la carriera se viene bene, altrimenti bene lo stesso perché la passione per il lavoro è tutto. «Avete fatto centro, è dura, ho il magone» fa rivolto a taccuini e telecamere. Gli si riconosce la capacità nel gioco di squadra a tutti i livelli con tutti i reparti. A Bologna dovrà rimettersi a studiare, lavorerà di giorno e starà sui libri di notte: «vado via con una forte emozione nel cuore». A emozionarlo sono gli attestati di stima di sindaci, assessori, cittadini, commercianti, imprenditori che in Peluso hanno visto un perno attraverso cui ha ruotato la sicurezza e lui dice che deve molto ai comandanti di stazione, parla dell’Arma come di una famiglia, si ritiene un ufficiale fuori degli schemi, è grato nei confronti di chi lo ha affiancato. Fermo «sarà un’esperienza impossibile da cancellare» ma «la polizia giudiziaria è la mia strada, torno alle origini». Ricorda il terremoto, i cadaveri recuperati ad Arquata e Pescara del Tronto, la temerarietà dei marchigiani, il rapporto confidenziale con il sindaco Paolo Calcinaro. Di acqua ne è passata tanta sotto i ponti, quando arrivò, il comandante provinciale non c’era, oggi c’è il colonnello Antonio Marinucci: «abbiamo speso in sinergia tutte le energie». Contro la droga c’è ancora tanto da fare ma Gismondi «farà un lavoro migliore del mio». Dopotutto non è un addio «continuerò a frequentare Fermo». Brindisi finale, gomito a gomito, arrivederci comandante. Questa mattina in caserma passaggio del testimone e poi via, direzione Bologna.

8-9-2020

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