Figlio conteso, scoppia il caso

Da dieci giorni protesta nella piazza Taksim di Asmali Mescit nel cuore di Istanbul, vicino al Pera Museum a trenta metri dall’istituto italiano di cultura, è lì con la mascherina e le gigantografie della faccia del figlio nel petto. Ha fatto il giro delle televisioni turche il papà di un ragazzino fermano di 14 anni tolto alla madre dal Tribunale dei minori e ospite in una comunità. Il minore quest’estate, durante il lockdown, ha avuto un diverbio con la madre, che finora si è occupata di lui esclusivamente, essendo il padre rientrato nel suo Paese d’origine. Quando c’è stata la controversia tra i due, la donna si è fatta ricoverare all’ospedale per un attacco di panico e la diagnosi in uscita è stata: disturbo depressivo atipico, da allora può vedere il figlio solo tre volte a settimana nel pomeriggio, dopodiché il ragazzo fa rientro in comunità. Il padre questo non lo accetta, dice di essere in grado di mantenere il ragazzo nel suo Paese e vuole l’affidamento, sta sollevando un caso internazionale. Si è rivolto alle tv locali che gli stanno dando risalto, tanto che il quattordicenne è ormai un volto noto perché il tg ne parla e lo mostra in video. Del caso si è occupato proprio in questi giorni il giornalista Ibrahim Konar su Kanal D, dove lunedì alle 19 ora locale è andato in onda un ampio servizio in una delle prime emittenti televisive turche, uno dei canali più seguiti. Questo padre battagliero tutti i giorni, dal 31 agosto dalle 9 alle 13, fa il sit-in: «protesto per sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere la mia causa – dice – per avere l’appoggio della popolazione turca per liberare mio figlio. Il 2 giugno 2019 era arrivato fino a Bologna per venire da me ma all’aeroporto non l’hanno fatto imbarcare. Ho scritto al Tribunale dei minori perché mio figlio ha un viaggio programmato da molto tempo per la Turchia e abbiamo bisogno dell’autorizzazione, da tre mesi lotto con gli assistenti sociali e il Tribunale. Ho scritto a tutti, al Giudice onorario minorile, al Ministero degli Affari esteri, al Consolato turco a Milano. Questi signori devono liberare mio figlio per consentirgli il viaggio e, quando sarà qui, deciderà lui se vorrà tornare in Italia o rimanere a Istanbul. Meglio il padre che l’orfanotrofio». L’uomo non torna in Italia perché «lì non trovo lavoro – afferma – avrei fatto la fine di tanti altri genitori finiti in miseria, mentre nel mio Paese ho tutto per garantire un futuro dignitoso a un figlio che finora mi è stato sempre negato». Mostra la sua ultima e definitiva istanza di aprile nella quale scrive che il suo ragazzo «deve partire perché anche lui è un cittadino turco». Anche la madre vorrebbe suo figlio, nonostante i problemi che possono insorgere in famiglia, quando si ha a che fare con un adolescente, un ragazzo che diventa uomo e fatica a trovare la stabilità necessaria a crescere, a diventare grandi. Una storia come tante, che esce allo scoperto mentre altre restano in ombra, e che speriamo abbia un lieto fine.

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