Papa Giuseppi, la minaccia autoritaria che con due fave non riesce a prendere un piccione.

Tra le vittime del coronavirus si può annoverare anche la costituzione italiana? La domanda che non s’è mai posto il capo dello Stato se la pongono giuristi del calibro di Sabino Cassese. Dovendo scegliere tra rispettare la Costituzione e il “salvare il Paese” il governo Conte ha finito con il violare la Costituzione e fare danni persistenti al Paese. Ha fatto il pateracchio.  

Il governo Conte ci  è andato giù disinvolto con le procedure prescritte dalla Costituzione italiana. Dopo essere arrivato con colpevole ritardo a capire che il coronavirus a febbraio poteva rappresentare un pericolo concreto, Conte e i suoi ministri hanno creato uno “stato d’eccezione” con i decreti del presidente del Consiglio. Il professor Daniele Trabucco, associato di diritto costituzionale comparato all’università di Bellinzona, e l’avvocato Michele Borgato, docente a contratto di istituzioni di diritto pubblico alla Scuola per mediatori linguistici di Mantova fanno notare che la Costituzione prevede uno strumento efficace, in caso di emergenze, sarebbe il decreto legge: una formula di pronto intervento che non impedisce la rapidità dell’azione dell’esecutivo e che coinvolge il Parlamento, chiamato a legittimare o a correggere le scelte compiute. Il governo Conte, invece “ha deciso di privilegiare i Dpcm – dice Borgato – escludendo di fatto il Parlamento da ogni funzione di controllo e quindi uscendo dal perimetro di quella che è una Repubblica parlamentare”.

In tutto ciò, il paradosso arlecchinesco, scrive il giornalista Alfonso Piscitelli “è che chi ha operato questo stravolgimento nello stesso tempo accusa gli oppositori interni o altri soggetti internazionali di rappresentare una minaccia autoritaria …”.

Il modo di operare del governo Conte suscita molti dubbi sotto il profilo della legalità costituzionale, ma anche la ricaduta sociale delle scelte compiute. Un costituzionalista di peso come il professor Vincenzo Baldini fa notare che: “la decisione del governo nazionale di potenziare al massimo la prevenzione contro il rischio epidemico ha provocato uno choc all’intero sistema sociale e produttivo del Paese, paralizzando l’erogazione di molte prestazioni sociali e generando una condizione diffusa di povertà – e porta gli esempi – la compressione del diritto all’istruzione, la paralisi del lavoro, il blocco delle attività produttive”.

Il governo Conte prolunga l’emergenza e questa è una forzatura evidente che potrebbe tramutare i dubbi diffusi di costituzionalità di certi provvedimenti in veri e propri atti d’accusa.

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