Tra mattarelli grilli e grulli, la notte della democrazia

“Occhio, stanno restringendo la democrazia” scrive oggi Maurizio Belpietro su La Verità in un articolo di fondo che, in cinque punti, parla della notte della democrazia.

Punto uno: dopo il ribaltone Monti è arrivato quest’avvocaticchio con il curriculum mezzo taroccato e si è seduto sulla poltrona più alta di Palazzo Chigi, tra grillate sostenuto  da grilli, mattarelli e saltimbanchi.

Punto due: il leader dell’opposizione in pasto alle mafie togate

Punto tre: Parlamento esautorato

Punto quattro: introduzione di reati di opinione e liste di proscrizione

Punto cinque, fondamentale: comanda un perdente

 

Belpiertro oggi su La Verità:

Tira un’arietta di regime

Premier non eletto ma con superpoteri, Parlamento esautorato, capo dell’opposizione mandato a processo dalla maggioranza, commissione per controllare le notizie, segreto sugli atti del Comitato scientifico, legge-bavaglio Zan: sicuri che vada tutto bene?

Non ci piace lanciare allarmi. Infatti, mentre altri parlano con una certa facilità di golpe per definire violazioni alle regole democratiche del nostro Pese, noi preferiamo usare tale sostantivo con parsimonia. Un po’ perché il colpo di Stato ci ricorda i carri armati per le strade e gli oppositori rinchiusi negli stadi, come avvenne quasi cinquant’anni fa in Cile. E un po’ perché, esagerando nel dipingere le decisioni poco rispettose della Costituzione, si rischia di ottenere l’effetto contrario, cioè di ridicolizzare i pericoli che pure ci sono.

Ciò premesso e senza parlare di colpo di Stato o di privazione della libertà di chi si oppone, ci sia permesso di mettere in fila una serie di fatti, per poi lasciare ai lettori le conclusioni. La prima osservazione riguarda il presidente del Consiglio. Da tempo in Italia è invalsa l’abitudine di avere a capo del governo persone che non hanno alcun mandato popolare ma se lo attribuiscono. È capitato in passato con Carlo Azeglio Ciampi, nella stagione buia di Mani pulite, ma si è ripetuto nel 2011 con la sostituzione di un leader regolarmente eletto come Silvio Berlusconi con il professor Mario Monti. Ora a Palazzo Chigi da due anni c’è Giuseppe Conte, il quale rappresenta un’anomalia che in nessun’altra democrazia occidentale sarebbe consentita. A differenza dei predecessori, ciò dell’ex governatore della Banca d’Italia e dell’ex rettore della Bocconi, l’attuale premier grazie all’epidemia di coronavirus si è attribuito anche un sovrappiù di poteri che, se erano giustificati all’inizio della pandemia, oggi non lo sono più. Conte è infatti il primo presidente del Consiglio che governa in stato di emergenza anche se non esiste più alcuna emergenza, se non quella economica. E tuttavia, aver ottenuto poteri speciali fino ad ottobre, consentirà a Giuseppe Conte di vigilare e, se lo riterrà necessario, anche limitare la campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli regionali, appuntamento unanimemente giudicato vitale per l’esecutivo.

Mentre un professore si attribuisce, grazie alla benedizione del capo dello Stato, la possibilità di emanare provvedimenti intervenendo anche sulla consultazione elettorale (l’ultimo esempio lo si è visto in questi giorni in Puglia al riguardo delle candidature e delle parità di genere), il capo dell’opposizione è rinviato a giudizio con il contributo determinante dell’attuale maggioranza. Salvini sarà processato non per aver rubato o essersi fatto corrompere, ma per aver attuato ciò che aveva promesso agli elettori e proprio per questo aver preso il voto degli italiani.

Il procedimento giudiziario a carico dell’ex ministro dell’Interno si svolgerà mentre il Parlamento è di fatto esautorato e a denunciarlo questa volta non sono le minoranze, ma gli stessi vertici dell’istituzione che rappresenta la Costituzione – il popolo. A parlare di democrazia impedita è stato nei giorni scorsi il presidente del Senato, ossia la seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Ma anche il presidente della Camera, cioè la terza carica dello Stato, Roberto Fico, ha denunciato il “monocameralismo di fatto” che sta mutando la nostra democrazia. Tutto ciò senza che nessuno abbia battuto ciglio.

Nel frattempo, mentre il Paese vive una situazione economica tra le più gravi della sua storia, con una flessione del Pil che non ha precedenti, le Camere sono impegnate a discutere una norma sui reati d’opinione, ossia il disegno di legge Zan, che rischia di tappare la bocca a chiunque, sui temi della famiglia, non la pensi come la maggioranza. E in linea con la volontà di perseguire chi non si allinea è nata una commissione contro le fake news e i reati d’odio che pare avere come unico obiettivo di sanzionare chi si permetta di criticare le politiche governative sui migranti. Non è finita. L’esecutivo per non farsi mancare niente, pur in presenza di un articolo della Costituzione che garantisce la libertà di stampa, ha deciso di porre il segreto sulle decisioni del Comitato tecnico scientifico in materia di Covid, quasi che cercare di informare gli italiani sulle ragioni di alcune scelte sia un pericolo per il Paese e non sia invece un obbligo nei confronti di cittadini che per mesi sono stati privati della possibilità di muoversi e di esercitare i propri diritti.

Tutto ciò mentre un partito che è stato battuto alle elezioni politiche del 2018, con il 17%, di fatto occupa tutto ciò che può occupare, ossia la presidenza della Repubblica, il governo con alcuni dei ministri chiave, il Csm (David Ermini è del Pd), la Consulta, la Rai, la presidenza del Consiglio europeo (pure David Sassoli è del Pd) e perfino il posto di commissario europeo (Paolo Gentiloni, ultimo premier di una serie riconducibile al Pd), oltre alle presidenze di commissioni parlamentari.

Il paradosso è che mentre la sinistra è ridotta al minimo storico è al massimo del suo potere.

Gli italiani ogni volta che negli ultimi anni sono stati chiamati ad esprimere il proprio voto hanno sempre bocciato il Partito democratico, prova ne siano le elezioni regionali che si sono svolte nell’ultimo anno. Ma mentre il partito di Zingaretti scende nel consenso, sale il suo peso ai vertici del Paese. Dal governo alle istituzioni per finire ai posti di sottobosco: a comandare sono sempre i compagni.

Come detto, non useremo termini come colpo di Stato, deriva autoritaria eccetera eccetera. Tuttavia una cosa ci pare certa ed è che la stagione attuale rappresenta la notte della democrazia. Però permetteteci di dire che tira un’arietta di regime che non ci piace per niente. Il parere degli italiani è tenuto in minima considerazione. Fino a quando sarà consentito?

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