Il covid ha azzerato pure i vucumprà, troppi rischi e la gente non acquista 

Il covid ha azzerato pure i vucumprà, troppi rischi e la gente non acquista 

Sembrava dovessero esserci grossi stravolgimenti in spiaggia mesi fa, quando se ne parlava nella fase finale del lockdown e si rilanciava l’idea del plexiglass tra ombrelloni, del salvataggio senza respirazione bocca a bocca, degli incolonnamenti a distanza per non ammucchiarsi, delle nuotate in solitaria per non far scattare l’alert in mare. Si prevedevano le sentinelle per spiare i congiunti ma, grazie a Dio, tutto questo non si sta verificando. I comportamenti sono lineari, il distanziamento è rispettato, l’aria aperta aiuta a non esagerare con le misure restrittive e quindi non è cambiato niente rispetto al periodo precovid, salvo una cosa: i vucumprà. Non si può dire che non se ne vedano più in giro, questo è sicuro, ma rappresentano un’eccezione, sono un quinto di quello che si vedeva fino a un’estate fa, sono pochi e sempre gli stessi, i più coraggiosi, che riescono a camminare ore ed ore sotto il sole senza tregua, con indosso la mascherina anche a 40°all’ombra e il peso della mercanzia in spalla. «Sono mosche bianche – dice Romano Montagnoli vicepresidente dei balneari in Confcommercio – è rimasto qualcuno tra i pakistani, sono regolari ma impercettibili». Per anni si è dato la caccia ai vucumprà, perché vendono prodotti contraffatti, li vendono in nero, fanno concorrenza sleale, infastidiscono con le continue richieste di attenzioni, ma sono oramai una specie in via d’estinzione. Del venditore di coccobello addirittura s’è persa memoria, sono spariti gli indiani che facevano i tatuaggi con l’hennè, le africane che facevano le treccine in tempi record, i cinesi che facevano i massaggi. Sono rimasti pochi e sono sempre gli stessi, vendono asciugamani, occhiali da sole, bandane, cappelli, aquiloni. Niente a che vedere con l’enormità e la vastità di prodotti che venivano riversati in spiaggia negli anni passati, vere e proprie bancarelle itineranti di borse, abbigliamento griffato contraffatto e inezie provenienti da ogni parte del mondo. Se prima c’era una voce ogni dieci minuti a gridare da vicino e infastidire chi si crogiolava al sole o chi era immerso nella lettura sotto l’ombrellone, adesso, a contare quelli che passano nelle ore di punta, tra le dieci e mezzogiorno, sono tre, al massimo quattro per comune. I problemi per loro sono evidenti, non possono avvicinarsi, non possono igienizzare quello che toccano e di conseguenza gli affari sono in caduta libera. Troppo il sacrificio e il rischio per un misero guadagno. Nessuno compra, non solo per paura delle multe che sono sempre dietro l’angolo, perché a comprare si fa peccato, visto che è compravendita irregolare, ma anche perché la gente ha paura, non vuole rischiare di ammalarsi per un braccialetto di due euro.  Sembra passato un secolo, addirittura un’altra era rispetto ai blitz e ai sequestri degli anni scorsi ma i creativi ci sono in tutti i settori, anche tra gli ambulanti abusivi, e qualcuno ha cominciato ad attrezzarsi contro il covid, tanto che tra fermagli e collanine si possono trovare le mascherine.

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27-7-2020

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