La mamma del giovane ucciso: «cercate la verità su Mihaita»

«Chiedo la verità su mio figlio, voglio sapere chi l’ha ucciso. Voglio che esca fuori il nome e non mi fermerò finché non sarò andata fino in fondo». A parlare è Stoiana Radu, romena, 54 anni, madre di Mihaita Radu, il 31enne accoltellato 12 volte alla schiena e lasciato morire per strada il 17 febbraio scorso, era un lunedì. Il corpo trovato ripiegato su sé stesso era in posizione fetale, lo ha visto alle 5 di mattina da un ragazzo che si sveglia presto per andare a lavorare. La fine del romeno che avrebbe compiuto 32 anni a maggio è stata una lenta agonia, come se fosse stato torturato. In passato aveva avuto un conto aperto con la giustizia ma quella fase l’aveva superata da tempo. Aveva cambiato vita, lavorava in uno scatolificio, era volontario alla Croce Verde, era un padre premuroso, aveva comprato l’automobile con il mutuo. Tutto questo racconta, tra le lacrime, la madre che ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto, di parlare, di chiedere che giustizia sia fatta. Lei, che non ha potuto vedere il figlio morto ma solo la bara. Da quel giorno sono passati 5 mesi, 148 giorni. A che punto sono le indagini? C’è stato un passo avanti? C’è un indizio anche minimo da cui partire per stringere il cerchio su chi si è accanito su un ragazzo senza macchia? Uno sempre pronto ad aiutare l’anziana con le buste della spesa mentre attraversa la strada, per intendersi, uno così. Il Coronavirus ha stoppato tutto, si è fermata anche la macchina della giustizia, già lenta di suo, ma dalla ripartenza sono passati già due mesi, possibile che questa morte resti un mistero? La madre dice che ultimamente «non preoccupato per qualcosa, era solo triste per come era andata in famiglia». Tradotto: era separato dalla donna che lo aveva reso padre e questo lo addolorava. L’ultimo giorno di vita l’aveva passato in via Battisti, nei pressi dell’abitazione di lei, ed è lì che torna Stoiana, secondo la quale il movente dell’omicidio è la gelosia «cuore di mamma dice che qualcuno ha approfittato della debolezza di mio figlio, quella sera». Il romeno era stato visto girare nei locali, non era lucido, in qualche locale aveva bevuto. Secondo la madre qualcuno avrebbe approfittato di questa condizione d’inferiorità per infierire. «Era riservato, aveva coronato un sogno comprando la macchina a novembre, riempiva il bambino di regali tra giocattoli, vestiti». Stoiana piange nel ricordare, ha scritto al Ministero della Giustizia «perché davanti a un crimine così efferato non può rimanere indifferente, ma sono stata ignorata» dice, convinta che l’omicida sia ancora in zona, a Porto Sant’Elpidio. «Con le telecamere che ci sono, non è possibile che ci sia ancora un mistero sulla morte» considera la donna. Il magistrato Alessandro Pazzaglia è a capo delle indagini, con i carabinieri nel ruolo di polizia giudiziaria. Le telecamere sono state visionate in un’area circostanziata, 200 passi separano la casa del defunto da quella dove abita la sua ex. Il mistero è in via Battisti, dove tra le 18 e le 22 di domenica 16 febbraio il trentunenne è stato visto camminare prima di sparire per poi essere ritrovato cadavere in una strada di campagna, tra Pescolla e Fonteserpe. In casa la madre è circondata dalle foto del figlio, non si fermerà se non davanti alla verità.

13-7-2020

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