Contrasto alla droga e liberalizzazione Cannabis: l’ASUR chieda ai responsabili dei SERT di esprimersi

Contrasto alla droga e liberalizzazione Cannabis: l’ASUR chieda ai responsabili dei SERT di esprimersi in proposito. Guido Castelli, responsabile nazionale degli enti locali in Fratelli d’Italia si appella a Nadia Storti, direttore Asur Marche.

Scrive Castelli: Dopo 33 anni la Giornata Mondiale di lotta alla droga è destinata a trascorrere sotto traccia. Il mainstream le soffia contro. Da sempre. Eppure i numeri parlano di una realtà occultata. Le Nazioni Unite, nel loro rapporto annuale presentato in questi giorni a Vienna ricordano che sono quasi 600mila i morti in un anno riconducibili direttamente all’uso di sostanze psicotrope; e circa 270 milioni le persone che fanno uso di sostanze stupefacenti nel mondo. Secondo le ultime stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodoc), si tratta di dati al rialzo, che evidenziano l’aumento del consumo di droga, cresciuto del 30% negli ultimi 10 anni. Nel Rapporto mondiale sulla droga si segnala che vi sono 35 milioni di persone che soffrono di disturbi collegati all’uso di droghe. Solo ad Ascoli sono 500 le persone che tra ambulatorio, carcere e comunità vengono trattati dal SERT. A San Benedetto la situazione è altrettanto grave, se non peggiore. La cosa più è devastante tuttavia è che l’età media del primo accesso al SERT si è abbassata a 22 anni tanto da far pensare ad una dilaniante diffusione delle droghe tra gli adolescenti. Dopo la pandemia tutti hanno la sensazione che la situazione che a livello giovanile sia peggiorata e che gli abusi, specie di alcool, si stiamo moltiplicando. Secondo i dati la cannabis (che oggi contiene principi attivi cento volte più forti di quelli contenuti nelle sostanze in commercio negli anni Settanta, ai tempi dei tanto inopportunamente mitizzati figli dei fiori) continua a essere la sostanza più utilizzata, con 192 milioni di consumatori, responsabile di oltre la metà dei reati penali connessi alla droga, registrati in 69 Paesi monitorati tra il 2014 e il 2018.  In questi giorni  il tema si è affacciato anche agli Stati generali proposti in pompa magna dal nostro ineffabile presidente del Consiglio. Sembra assurdo ma la legalizzazione della vendita e del consumo della Cannabis è stata individuata da un manipolo di circa cento deputati, per lo più dei Cinque stelle, tra le priorità strategiche dell’Italia. I cento  hanno vergato una lettera-appello al presidente del Consiglio per perorare la causa dello sballo libero.  Il fiume carsico della volontà di liberalizzazione della droga riemerge e alimenta discussioni di ogni genere che purtroppo ci allontanano da due evidenze incontrovertibili. La prima è che ogni droga crea dipendenza; la seconda è che tutte le droghe alterano le condizioni psico-fisiche delle persone.  In questo contesto così delicato dove tutti dicono la propria ( spesso sulla scorta di ideologismi e approcci politici) sarebbe assolutamente utile e necessario ascoltare la voce dei tecnici che nel sistema pubblico si confrontano quotidianamente : i responsabili dei SERT che nella Regione Marche, anche per disposizioni interne all’Asur, non sono liberi di esprimersi se non previa autorizzazione della Direzione Generale dell’ASUR. Perché la dottoressa Nadia Storti, tra le tante circolari che divulga, non invita gli operatori pubblici delle Marche impegnati nella prevenzione delle dipendenze ad esprimersi – ovviamente in termini tecnici –  sul tema ? Chi vive a contatto con la drammatica realtà delle dipendenze può essere d’aiuto a quei genitori e a quelle persone che sono rimaste sconvolti dalla tossicomania. Non possiamo ignorare il problema. Troppo dolore e troppa morte passa attraverso la diffusione della droga, anche nella nostra provincia. La stessa parola “droga” rischia di scomparire dal lessico quotidiano, percepita come segnale di una presunta arretratezza culturale, come sintomo di una intolleranza bigotta e ottusa. Contro questa assuefazione al mainstream credo che la politica debba rialzare la testa, rischiando i motteggi e le alzate di spalle, gli sguardi di sufficienza e gli infastiditi rimbrotti.

 

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