Toghe e politica, facce di bronzo

Parlava parlava nel convegno del 13 maggio 2019, un lunedì, di separazione delle carriere dei magistrati “un tema che parrebbe poco attuale o poco rilevante” diceva e invece è attualissimo. Visto che questa signora Morena Plazzi oggi è procuratore aggiunto a Bologna non per meriti ma perché quel posto semplicemente lo voleva e Area, la componente di sinistra della magistratura doveva piazzare nella città rossa una toga rossa. Anche se aveva pretese “del cazzo” parola del consigliere del Csm Nicola Clivio, sempre corrente Area (sinistra) ed era considerata “molto scarsa” parola dello stratega delle toghe Luca Palamara, consigliere del Csm anche lui, appena espulso dall’associazione nazionale magistrati, dopo che ne è stato presidente per 4 anni. La soap opera stile Dallas 2.0 sulle toghe dalle mani sporche sconvolge ogni giorno di più ma racconta perfettamente l’Italia che stiamo vivendo e spiega perché siamo arrivati dove siamo.

Partiamo dall’articolo di Fabio Amendolara che, oggi su La Verità, parla della toga promossa nell’ufficio dell’ex marito. Sappiamo che dal giugno 2016 è procuratore capo a Bologna Giuseppe Amato, che fosse chiamato a diventare il numero uno della procura rossa lo si sapeva già dal 2015, da quando si era liberato il posto ed è proprio il procuratore Amato il 14 luglio 2018 a ricevere da Palamara questo messaggio “a Parma Davino”. Il giorno dopo infatti Alfonso D’Avino prese il posto da procuratore di Parma e Amato se ne compiace: “ottimo” risponde a Palamara, ma il suo interesse si sposta subito su un’altra questione, chiede a Palamara “e i miei due aggiunto? Sono nelle tue mani”. “Prossima settimana” risponde Palamara e Amato per tre volte su WhatsApp gli scrive “grazie”.

Le nomine giudiziarie bolognesi interessano da sempre le correnti della magistratura perché – la città rossa per antonomasia è ritenuta un laboratorio politico nel panorama nazionale – scrive Amendolara.

Il plenum per decidere è fissato per il 26 luglio 2018 ma le manovre sono cominciate parecchio prima e le svela il solito trojan nel cellulare di Palamara. Le chat che ribattezzeremo “della vergogna”. Con largo anticipo sulla nomina è proprio Clivio a dire come sarebbe andata a finire. “Morena Plazzi vuole Bologna” scrive Clivio il 18 novembre 2017 su WhatsApp a Palamara, che risponde: “la Plazzi a Bologna è una cosa enorme” e Clivio ribatte “lo dicevo per dire che anche lei ha pretese del cazzo. Era perfetta per aggiunto Ancona. Sergio la voleva. Ma lei revoca perché vuole un posto di procuratore! Ha l’età mia. Mai fatto l’aggiunto. Io davvero non ho più parole”.

Anche Palamara non pensa bene della collega: “e soprattutto la Plazzi è molto scarsa”. Insomma, Clivio e Palamara non sono d’accordo sul nome di Plazzi, una delle toghe più agguerrite contro l’allora ministro dell’Interno. “Nessuno le ha promesso niente, ma aggiunto ad Ancona diventa un bel problema”dice Clivio, ben consapevole del fatto che, se Plazzi avesse optato per Ancona, non più Area (la sinistra) ma Unicost (la corrente moderata della magistratura guidata da Palamara, che voleva candidarsi con il Pd) avrebbe potuto piazzare qualcuno dei suoi magistrati. C’era, per esempio, Filippo Santangelo. Ma la spunta Plazzi, quella molto scarsa e pretenziosa e la Procura di Bologna torna ad avere due aggiunti su tre. L’altro collega è l’ex marito di Plazzi, Francesco Caleca.

https://www.radioradicale.it/scheda/573749/separare-le-carriere-dei-magistrati-e-dopo?i=3987613

Convegno “Separare le carriere dei magistrati. E dopo?”, registrato a Bologna lunedì 13 maggio 2019 alle 15:14.

evento con interventi di: Morena Plazzi (componente del coordinamento Nazionale AreaDG), Liliana Milella (giornalista de La Repubblica), Gian Domenico Caiazza (presidente dell’Unione Camere Penali Italiane), Giuseppe Cascini (magistrato, consigliere del CSM), Armando Spataro (già procuratore della Repubblica di Torino), Piergiorgio Morosini (giudice indagini preliminari del Tribunale di Palermo), Roberto D’Errico (presidente della Camera Penale di Bologna “Franco Bricola”), Ignazio De Francisci (procuratore generale della Repubblica di Bologna), Gian Domenico Caiazza (presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane), Alfredo Bazoli (deputato, capogruppo nella II Commissione (Giustizia), Partito Democratico), Roberto D’Errico (presidente della Camera Penale “Franco Bricola” di Bologna).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Avvocatura, Csm, Diritto, Giustizia, Magistratura, Parlamento, Politica, Radio Radicale, Riforme, Separazione Delle Carriere.

La registrazione video del convegno dura 2 ore e 43 minuti.

https://www.radioradicale.it/scheda/573749/separare-le-carriere-dei-magistrati-e-dopo?i=3987613

 

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