Abusivi e spaccio, cresce la tensione

Corriere Adriatico 17-6-2020

La fase tre appena avviata fa registrare un nuovo capitolo da scrivere per la criminalità che si è radicata nel fermano, forte di un mercato fiorente dello spaccio. Si assiste inermi al protagonismo di bande straniere, gruppi attivissimi che riescono a coprire i vuoti lasciati liberi dalle precedenti organizzazioni. Nel 2014 i Carabinieri, con l’operazione Casa Transilvania e gli arresti a tappeto, smontarono il sodalizio criminale romeno con base operativa a Porto Sant’Elpidio e nel 2017 la Guardia di Finanza, con un’operazione senza precedenti, sgominò le Bestie Nere, banda specializzata nello sfruttamento della prostituzione. Da tre anni gli affari si sono spostati dai romeni ai nordafricani: algerini, tunisini, marocchini. Venerdì i militari dell’Arma hanno sgomberato un monolocale di via Tobagi occupato da 4 clandestini pusher, che sono stati arrestati e liberati dopo poche ore, sono tornati quindi nella casa che utilizzavano come laboratorio della droga, non sono riusciti a entrare ma ci hanno provato. Si potrebbe sventolare bandiera bianca. E viene da chiedersi se nel fermano ci sia la criminalità organizzata di origine nordafricana, che è risaputo essere operativa nel traffico di droga, nel riciclaggio, nella prostituzione e nell’immigrazione clandestina. Finora si sapeva che la criminalità c’è ma non è organizzata, oggi però qualche dubbio viene, in base agli ultimi accadimenti. Perché, oltre al traffico di stupefacenti, c’è un problema di clandestinità, resa evidente con il lockdown, quando tutti gli altri erano chiusi in casa e si vedevano ciondolare tutto il giorno gruppi di ragazzi sotto i portici dei palazzi e fuori dai market, qualcuno sempre pronto a spacciare.  Le pattuglie di carabinieri, polizia, finanza, vigili urbani si vedono in continuazione ma lo spaccio non arretra e rischia di dare il colpo di grazia al commercio, oltre a far aumentare l’intolleranza dei residenti per il “diverso” in un crescendo di situazioni limite. I fermani chiedono di poter avere un quadro chiaro sull’esercito di immigrati irregolari in Provincia. Quanti sono i senza tetto e senza lavoro che si aggirano nei quartieri? Sono quasi tutti uomini che non possono lavorare né trovare casa e sono costretti a vivere in clandestinità. In tutto questo si inseriscono poi i casi degli italiani che vivono nell’illegalità. Ieri pomeriggio a Lido Tre Archi due pattuglie dei Carabinieri sono tornate in via Tobagi. Si viene a sapere che un italiano che è ai domiciliari si era tolto il braccialetto elettronico ed è scattato immediato il controllo delle forze dell’ordine. Torna intanto a farsi sentire il presidente di Confabitare Fermo, Renzo Paccapelo, che scrive al capo di gabinetto del ministero dell’Interno Matteo Piantedosi e al ministro Alfonso Bonafede: «i cittadini e le forze dell’ordine, nonostante i blitz e le indagini a tappetto, non possono farcela da soli se i malviventi, dopo poche ore e con una sfilza di reati, sono di nuovo a spasso. L’opera meritoria delle forze dell’ordine si schianta contro il diritto processuale, secondo cui un indagato non può essere espulso e, dopo una sequela di reati, per i quali rimarrà in circolazione, sarà scarcerato in poche ore e tornerà a delinquere. Chiediamo una modifica per decreto alle normative e un’accelerazione dei processi per istituire il presidio fisso interforze» chiosa Paccapelo.

16-6-2020

 

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