Blitz e multe nei bar, commercio a rischio

Corriere Adriatico 3-6-2020

Movida e Coronavirus, salassi e chiusure di bar. Il commercio è in allerta, non solo la costa, anche nell’entroterra dopo che sono stati multati e fatti chiudere due locali ad Altidona e Petritoli. La fase due è più difficile del previsto, si rischiano le bagarre tra controllori e controllati, tra esercenti e clienti, in vista dell’estate le preoccupazioni sono al top per tutti. Lavorare e guadagnarci su si rivela più duro del previsto. Dopo mesi di lockdown del portafoglio, baristi, gelatai, ristoratori, locali del divertimento vivono male questo periodo. Cominciano a preoccupare persino i turisti: se si avvicinano troppo ci andiamo di mezzo noi, la frase di rito tra i pubblici esercizi. Riusciremo a controllare tutti? La domanda che si pongono non solo a Fermo, a Porto San Giorgio, a Porto Sant’Elpidio, anche nei piccoli centri il problema è molto sentito. «Siamo tra l’incudine e il martello – dice Luca Pezzani sindaco di Petritoli – gli esercenti sono intimoriti, vorrebbero recuperare il tempo perso ma c’è tanta diffidenza tra le persone, i clienti escono meno nei locali e non è facile in questi contesti far rispettare le regole». Giuliana Porrà sindaco di Altidona rimarca il concetto «siamo preoccupati per l’economia perché le regole sono molto stringenti e applicarle è difficile, e c’è sempre la paura del virus perché non abbiamo notizie certe, quindi siamo combattuti, il problema è serio. La sanificazione è importante ma girando nei comuni più grandi tipo San Benedetto, Civitanova, Porto Sant’Elpidio si vedono gli assembramenti, si capisce che così diventa difficile per i locali gestire la clientela». Quello che il sindaco non dice lo si intuisce: per un barista mandare via i clienti per evitare assembramenti può significare morte dell’attività mentre la vita continua e gli assembramenti si spostano, vanno altrove. A Marina di Altidona ci sono pezzi da 90 come il bar hotel Caprice sulla statale, terza generazione nella gestione di una struttura con 107 anni di storia. Ciononostante Giovanni Bulgini non è sereno: «ho dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione perché il lavoro è diminuito e dovrò continuare così». Stessa cosa al Gran Forno bar pasticceria «più che sanzioni servirebbero più consigli  – dice Walter Malavolta – altrimenti è impossibile lavorare, ho 21 dipendenti e 12 sono in cassa integrazione, a lavorare tutto il giorno siamo io, mia moglie, i miei figli, siamo in 5, la responsabilità è tutta nostra e per questo ci siamo noi in negozio ma non è facile far rispettare il distanziamento. Supponiamo che entrino in tre e si siedano vicini e in quel momento entra il poliziotto, che succede? Sono solidale con chi è incappato nelle multe e nelle chiusure. Giusto rispettare le regole ma ci sia collaborazione tra controllori e controllati». Da Mangiafuoco bar pizzeria ribadiscono lo stesso principio: «difficile riprendere i clienti mentre si divertono, ci appelliamo al buon senso di tutti».

2-6-2020

Aggredita con lo spray al peperoncino e percossa, transgender finisce per la seconda volta all’ospedale in otto giorni, aveva dieci giorni di prognosi per l’aggressione del 25 maggio scorso e ancora i lividi al volto. La storia si ripete in via Tobagi, il condominio è sempre lo stesso, quello dell’appartamento al terzo piano occupato abusivamente. La trans abita al 7° piano e gli aggressori sono al 3°, quattro piani li separa e con le aggressioni è uno stillicidio. L’altra volta la vittima dell’agguato era stata colpita in faccia con un tirapugni, stavolta pare che gli abbiano lanciato addosso anche il cane quei vicini di casa con i quali scorre cattivissimo sangue. Risulta che la persona rimasta ferita stesse rientrando a casa dopo essere stata al mare e qualcosa è scattato, vecchie ruggini, segni d’intolleranza da una parte e dall’altra. I condomini non sanno più a chi santo pregare, da due mesi denunciano che non si sentono tutelati. Ieri è intervenuta la volante della questura e l’ambulanza della croce verde per il trasporto all’ospedale. Torna all’attacco Renzo Paccapelo presidente Confabitare che da tempo chiede a sindaco e prefetto di applicare il daspo urbano per i violenti: «fino a quale soglia di intollerabile violazione della legge e del decoro occorre arrivare per assumere i provvedimenti necessari e scatenare una guerra senza quartiere ai senza legge?» domanda.

2-6-2020

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