Mamme e mogli, meno della metà è tornata al lavoro

Corriere Adriatico 29-5-2020

Fase due, con le fabbriche che stentano a ripartire, i negozi che vanno a rilento e le scuole chiuse, le mamme restano a casa e vanno in affanno. Il sesso debole è in difficoltà a Porto Sant’Elpidio e la cosa preoccupa. Meno della metà delle donne sono tornate al lavoro, l’assessore alle Pari opportunità Emanuela Ferracuti avverte: «la ripersa lenta delle attività e le scuole chiuse sono una combinazione che rischia di mettere in difficoltà molte famiglie». Si fa riferimento allo scenario delineato dalla fondazione Studi Consulenti del Lavoro che esamina la tematica delle mamme e lavoro in emergenza Covid. Si evince che i tempi di ripresa delle attività lavorativi per le donne con prole più lunghi, solo il 44,1% è tornata al lavoro dal 4 maggio, a fronte di una quota del 72,2% per gli uomini. Non si può dar torto alla ricerca, considerando che su 10 milioni di donne in Italia solo 3 milioni hanno un’occupazione, meno di un terzo. Le mamme dunque rappresentano il segmento più in affanno nella fase due. Le mamme durante il lockdown hanno lavorato più dei papà. In questo periodo di necessità ed emergenza il lavoro è cambiato parecchio, nel 36,6% dei casi si è lavorato in modalità smart-working, al computer e al telefono. Per le donne, purtroppo, «si registra un peggioramento della qualità del lavoro delle donne» fa sapere Ferracuti, rilevando l’aumento di precariato e part time. I numeri dicono che da gennaio a settembre dell’anno scorso le donne in part-time rappresentavano il 32,8% un terzo del totale lavoratori contro l’8,7% degli uomini che evidentemente lavorano a tempo pieno nella maggior parte dei casi. In sostanza il part time è più utile alle imprese che a chi deve conciliare vita e lavoro. Insomma le mogli e madri sono le più penalizzate sempre. «A pagare il prezzo più alto della crisi causata dal Coronavirus – fa sapere l’assessore che ha anche la delega al bilancio – rischiano di essere le donne, che devono compiere scelte obbligate». La scuola non riparte e in famiglia, qualcuno a casa con i figli deve rimanere. Questa la sostanza. A Porto Sant’Elpidio al momento c’è un gran fermento tra le associazioni che si occupano dell’infanzia e le donne puntano molto sulla cura dei bambini a casa. Essendoci anche la possibilità dei bonus baby sitter ma va da sé che se nella coppia al momento lavora una sola persona anche gli introiti in famiglia si riducono e dunque la capacità di spesa delle famiglie è limitata. E’ un cane che si morde la coda. Per questo le preoccupazioni dell’assessore non vanno sottovalutate, tanto più che ai servizi sociali del comune rivierasco ultimamente si sono rivolte, anche a detta del sindaco Nazareno Franchellucci, moltissime famiglie che prima erano sconosciute al comune, segno che non avevano problematiche prima della pandemia tali da richiedere aiuti tipo pacchi alimentari e pagamenti di affitti e bollette. Tornando alle quote rosa della popolazione, nello specifico Ferracuti parla proprio dei bonus o i congedi parentali «sono uno strumento utile in fase d’emergenza, ma non sul lungo periodo». Altro spunto di riflessione è il gap di genere sulle retribuzioni. Secondo il report dell’Osservatorio Job Pricing con Spring Professional a parità di lavoro la donna guadagna il 10% in meno rispetto all’uomo. «In definitiva, a fronte di una difficoltà diffusa di tutte le mamme lavoratrici, il disagio famigliare si somma a quello economico» chiosa l’assessore.

28-5-2020

 

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