Indifendibili

Un virus installato sul cellulare dell’allora factotum della magistratura Luca Palamara (che voleva candidarsi nel Pd, prima che venisse indagato per corruzione dalla procura di Perugia) e in 40 giorni i topi sono stati stanati. Il Pd ordina e i magistrati eseguono. Sono tanto brave le toghe rosse con i compiti a casa anche perché hanno studiato. Si esercitano da sempre e da 30 anni a questa parte si sono specializzati nella caccia ai nemici pubblici della sinistra (che ha bisogno dell’artiglieria pesante per stare a galla). Adesso che tutte le caselle stanno andando al loro posto l’immagine acquista nitidezza. Quello che nell’agosto 2018 la logica e l’onestà avevano fatto capire a molti, oggi è evidente a tutti. Tutti possono guardare in quel pozzo nero senza fondo da cui ogni giorno vengono a galla nuove rivelazioni sugli intrighi della magistratura.

Nelle intercettazioni oggi spunta Giovanni Legnini, all’epoca dei fatti vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, un gradino sotto Sergio Mattarella. Era stato sottosegretario di Enrico Letta e di Matteo Renzi, nominato da quest’ultimo ai vertici dell’organismo di autogoverno delle toghe.

Sue sono le frasi che oggi pubblica La Verità e risalgono al 24 agosto 2018.

Legnini, intercettato mentre dà ordini a Luca Palamara (ex presidente dell’Anm e leader della corrente Unicost) di attaccare Salvini.

Non si è limitato a telefonare a Palamara e a Luigi Patronaggio, procuratore di Agrigento che ha avviato l’inchiesta contro l’allora ministro dell’Interno per la nave Diciotti. Legnini si è dato da fare per spingere l’intera magistratura contro il leader della Lega. Tanto che il giorno dopo la sua intercessione, il 25 agosto 2018, sulla vicenda della Diciotti prendono posizione le correnti delle toghe.

Le intercettazioni:

  • Giovanni Legnini
  • Legnini: “Luca, domani dobbiamo dire qualche cosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio. Ha già fatto un comunicato. Area è d’accordo a prendere un’iniziativa. Galoppi idem. Senti loro e fammi sapere domattina”.

 

  • Luca-Palamara-300×258
  • Palamara: “ok, anche io sono pronto, ti chiamo più tardi e ti aggiorno”.

 

  • Giovanni Legnini
  • Legnini: “sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”.

 

  • Luca-Palamara-300×258
  • Palamara un minuto dopo scrive a Valerio Fracassi “hai parlato con Legnini? Che dici, che vogliamo fare?”

 

  • I due si danno appuntamento all’indomani.

 

  • Valerio Fracassi
  • Fracassi a metà mattina su whatsapp a Palamara: “dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”.

 

Nel pomeriggio del 25 agosto i giornali, primo tra tutti Repubblica, danno la notizia: quattro consiglieri di Palazzo dei Marescialli chiedono che il caso migranti sia inserito all’ordine del giorno del primo plenum del Csm. I consiglieri sono: Valerio Fracassi, Claudio Galoppi, Aldo Morgigni e Luca Palamara.  

Il caso migranti è la Diciotti cui l’allora vicepremier negò lo sbarco dei 177 migranti a bordo.

Il pm di Agrigento Luigi Patronaggio fece lo show della passerella, salì a bordo della nave per un’ispezione. Avviò l’inchiesta per sequestro di persone a arresto illegale dei profughi.Dal-caso-Diciotti-a-Sea-Watch-chi-è-Luigi-Patronaggio-1024×741

Il 24 agosto Palamara lo aveva chiamato per dirgli: “carissimo Luigi, ti chiamerà anche Legnini, siamo tutti con te”. Patronaggio rispose subito: “mi ha già chiamato e mi fa molto piacere”.

Affiatati Legnini e Palamara.  Quando il primo gestiva la delega all’editoria si era creato una rete di relazioni che gli tornarono utili per cercare di orientare a favore del’amico gli articoli del quotidiano Repubblica sull’inchiesta di Perugia. Dalla poltrona per niente neutrale dell’allora vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, oggi commissario per la ricostruzione in Abruzzo, Legnini ha bersagliato con l’artiglieria pesante un avversario politico già in difficoltà per l’apertura di un fascicolo ad Agrigento per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio e lo ha fatto servendosi di magistrati vicini al centrosinistra.  

L’accerchiamento del nemico pubblico numero uno della sinistra non ha convinto, però, nemmeno le stesse toghe, il procuratore di Viterbo Paolo Auriemma la sera del 25 agosto scriveva a Palamara: “mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’Interno interviene perché questo non avvenga. E non capisco cosa c’entri la Procura di Agrigento. Questo dal punto di vista tecnico al di là del dato politico. Tienilo per te ma sbaglio? Comunque è una cazzata atroce attaccarlo adesso perché tutti la pensano come lui, tutti … e tutti pensano che ha fatto benissimo a bloccare i migranti che avrebbero dovuto portare di nuovo da dove erano partiti”.

Luca-Palamara-300×258

Palamara irremovibile rispondeva “bisogna comunque attaccare”.

 

Paolo Auriemma

Auriemma: “indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili”.

Pochi giorni dopo i fatti raccontati, i botta e risposta, le direttive contro il leader della Lega,

a Viterbo – l’editoriale di Maurizio Belpietro oggi su LaVerità – alla festa di Santa Rosalia, Palamara incontrerà per caso il ministro dell’Interno e a un collega scriverà: “c’è anche quella merda di Salvini”. Sipario – per ora – sul pozzo senza fondo della magistratura e dei suoi referenti.

https://www.laverita.info/il-pd-ordina-ai-giudici-attaccate-salvini-il-giorno-dopo-arriva-la-levata-di-scudi-2646109410.html?utm_campaign=RebelMouse&socialux=facebook&share_id=5570259&utm_medium=social&utm_content=La+Verit%C3%A0&utm_source=facebook&fbclid=IwAR2CyYdKtcpoCLmyBF3rOWbOhd1RTEIv4KJ4zY0x1RJZIsvBDfi4-9_hr24

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest