Antenne 5G, si infiamma il dibattito

Corriere Adriatico 26-5-2020

I comuni in provincia di Fermo non vogliono il 5G, 35 su 40 sono preoccupati del proliferare delle antenne con la nuova rete mobile ma non se ne potrà fare a meno. «Un comune non può dire no al 5G» dice l’esperto Gabriele De Luca durante il dibattito promosso da Nazareno Franchellucci presidente regionale della Lega delle autonomie. Un dibattito in diretta Facebook ieri pomeriggio, se ne riparlerà di 5G e parecchio di 5G, già dalla prossima settimana «moltissimi sindaci avranno la possibilità di approfondire e fare le scelte migliori per la propria comunità» dice Franchellucci. Per i comuni c’è un grande lavoro da fare e c’è una enorme responsabilità, a partire dal piano antenne. Altrimenti sarà una diffusione indiscriminata di antenne, come andare allo zoo con le gabbie dei leoni aperte, spiega l’esperto. Ma con il controllo, il monitoraggio, la nuova tecnologia ci sarà. Diversamente non c’è futuro, questo il senso delle parole del tecnico ieri. I comuni, con un buon piano antenne, minimizzano il rischio d’inquinamento elettromagnetico e sviluppano il sistema di tele radio comunicazioni oggi indispensabile. Alessandro Broccatelli, presidente della società partecipata di Ali Marche parla di «rivoluzione tecnologica» 5G e «non ci sono evidenze che testimoniano ad oggi che sia pericoloso. Dobbiamo avere ovunque la possibilità di collegamento». De Luca, ossia l’esperto, parla di 4 e 5G, la seconda è 100 volte superiore nella trasmissione dei dati della prima. Il segnale col 5G viaggia a livelli da 30 a 50 volte superiori. Di certo c’è che «richiederà più antenne ma con una progressiva diminuzione di campo elettromagnetico». I valori adottati dall’Italia sono i più restrittivi d’Europa, da noi un’antenna può irradiare a un massimo 6 volt/metro stazioni radio base contro una media di 20 volt/metro degli altri Paesi. Più antenne che irradieranno a una potenza minore. Il punto è uno: gli operatori hanno acquistato il diritto di installare il 5G in Italia e i niet di comuni, province e regioni non valgono. «Il diritto a installare prevale sulle leggi di regioni e enti locali, non sono comuni e regioni competenti sul punto e sono dunque destinati a soccombere su impugnazione degli operatori davanti al Tar» dice De Luca e aggiunge «le mozioni stop 5G dei comuni, impugnate portano alle condanne degli enti, e tanto maggiori sono le condanne quanto più aggravato sarà il danno per il ritardo nell’installazione delle antenne. Quando la sperimentazione sarà cessata, le mozioni non avranno alcun valore giuridico, fa fede lo Stato che ha dato l’ok all’installazione». La responsabilità è dunque in capo ai sindaci: «il comune deve indagare sugli obiettivi di copertura, sulle antenne esistenti. Il 5G è un pericolo se i comuni non sanno gestirlo, può diventare una minaccia nella misura in cui essi non controllano e si verrebbe a creare un propagarsi indiscriminato di antenne sul territorio. E’ interesse del comune dotarsi di strumenti validi e preventivi che limitino e gestiscano dall’inizio e coattivamente l’attività di sviluppo locale dei singoli operatori» chiosa il tecnico. Con il piano antenne ha molto da dire l’ingegner Mario Galieni che parla di una materia molto vasta che lui conosce a fondo: «la programmazione è importantissima» avverte il professionista, parlando della necessità di trasparenza e dialogo con la cittadinanza. Su tutto, per l’ingegnere «è fondamentale la tutela della salute, non è assolutamente un diritto che un piano delle antenne possa inficiare, anzi, tutti gli impianti devono essere sottoposti all’Arpa e non possiamo riempire un comune di medie dimensioni di antenne».

25-5-2020

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