Bimbi dimenticati, scatta la protesta

Sono 15 i centri privati dedicati all’infanzia che hanno aderito al flash mob di protesta. Il coronavirus ha fatto dimenticare i bambini rimasti senza scuola, senza giochi all’aperto, senza attenzioni, forse senza vacanze perché di questo si tratta, vista l’impossibilità di riaprire e lavorare in serenità per le attività del comparto. Nidi, ludoteche, centri multidisciplinari, sono strutture che hanno deciso di protestare con il flash mob in rete. Hanno aderito nel fermano i nidi domiciliari “La Casa dei Coccolosi”, “I Cinque Piccoli Indiani”, “Il Mondo di Sofy”, i centri infanzia “Baby Disney”, “Bilingue Always Happy”, “La Casa sull’albero”, “Il Nido dei Gufetti”, “Sarabanda”, gli asili nido “Biberon”, “Il Paese dei Balocchi”, “Girotondo”, i centri “Micky Mouse Il Giardino dei bimbi”, “Il Bianconiglio”, “Il Giardino dei Perché”, il “Centro Bilingue”. A giugno dovrebbero ripartire i centri estivi ma è tutto un interrogativo e il malcontento corre sul web, le foto delle educatrici con mascherina, guanti, maglietta e bambolina tra le mani sono pubblicate sui social. Un silenzio assordante. La questione che si pone è drammatica quanto semplice: la fascia 0/3 anni è ignorata da ogni forma di sostegno, sia economico che pedagogico. Si sono lasciate indietro imprese che, oltre a dare lavoro, sono di fondamentale importanza per la tenuta della famiglia. Una questione che si pone è proprio sulla forza lavoro e la possibilità di mantenerla e pagarla. Perché il decreto prevede 18 settimane di cassa integrazione, conteggiate dall’inizio dell’emergenza, quindi chi ha usufruito del 1°blocco di 9 settimane di cassa integrazione continuativamente ha 5 settimane di cig da sfruttare, le altre 4 potranno essere utilizzate tra settembre e ottobre. Queste attività sono chiuse da inizio marzo e con la cig hanno coperto la forza lavoro fino al 25 aprile, aggiungendo 5 settimane arrivano a fine di maggio. Per i mesi di giugno, luglio e agosto chi paga i dipendenti? Poi c’è un altro aspetto che riguarda i centri estivi, funzioneranno solo per i bambini dai 3 anni in su. Non è prevista socialità per i più piccoli. Per loro c’è il bonus baby sitter ma 600 euro al mese non bastano a pagare lo stipendio di una persona che va regolarmente assunta, oltretutto, fa sapere  la portavoce della categoria nel fermano Lara Menghiniche «non ci sono babysitter a sufficienza per coprire il fabbisogno». Queste imprese che offrono un servizio sociale ed educativo di fatto si trovano strette tra l’incudine e il martello: «siamo in un limbo – spiega Menghini – non possiamo aprire nella maniera più assoluta e non abbiamo sostegni economici per le spese ineludibili». S’intende per spese ineludibili l’assicurazione, le bollette, l’affitto, tasse, contributi. «A noi sono arrivati contributi individuali da pagare, è un disastro» l’urlo della categoria. Porto Sant’Elpidio ci prova a coinvolgere i privati, oggi alle 11 in videoconferenza c’è un incontro informativo per organizzare i centri estivi. Riunione riservata ai rappresentanti delle strutture private e delle associazioni interessate. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Marcotulli invita il sindaco Nazareno Franchellucci ad aiutare i privati con agevolazioni, contributi economici, per due ragioni: «per non far morire le imprese e perché da queste strutture arriva il personale più qualificato» spiega il consigliere e chiosa «tanto di cappello ai parroci che organizzano colonie estive ma non devono essere agevolate le parrocchie rispetto alle imprese in questa fase. Si valorizzino figure specializzate e attività che rischiano di chiudere facendo perdere posti di lavoro».

Corriere Adriatico del 23-5-2020

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