Il numero due del Consiglio superiore della magistratura dovrebbe dimettersi

Perché Ermini non si dimette dal Csm? 

Colgo lo spunto di un articolo-lettera di Mario Giordano per una riflessione sullo scandalo Csm

Mario Giordano scrive oggi su La Verità: «Caro David Ermini, gentile vicepresidente del Csm, ma perché non si dimette? Mi scusi se glielo chiedo in modo diretto, come avrei fatto ai tempi in cui lei non era ancora il numero due del presidente Mattarella, ma solo uno dei tanti deputati renziani che affollavano i talk show. Ricorda? Devo dire la verità: di tutto quel gruppone di volti nuovi del Pd lei era uno dei più simpatici, o almeno uno dei meno irritanti. In genere condividevo poco o nulla di quello che diceva, dal sostegno incondizionato al governo del Bullo alle porte aperte agli immigrati, però almeno aveva la capacità di dirlo con un certo garbo, senza perdere del tutto di vista il buon senso, come invece accadeva a tanti suoi colleghi. Ricordo che un’estate ci trovammo pure in un dibattito pubblico, condotto dal mitico Paolo Del Debbio, sulla piazza di Alassio. Anche lì discutemmo in modo acceso, ma sempre (credo) con reciproco rispetto. Mi venne solo un dubbio quando lei portò avanti la prima versione della legge sulla legittima difesa, quella che passò alla storia perché dava la possibilità di difendersi, se aggrediti in casa da un ladro, ma soltanto di notte. Chiaro, no? Entra un ladro, tu ti svegli di soprassalto e guardi l’orologio: se sono le 3, puoi cercare di non morire. Se sono le 5 e mezza, rassegnati: devi farti ammazzare. A meno che non sia inverno, quando il sole sorge più tardi. Questa idiozia avrebbe dovuto mettermi in guardia su di lei: un avvocato che mette la sua faccia su un testo del genere non può combinare nulla di buono. Ma il suo sorriso pacioso, il suo passato da giornalista sui giornali parrocchiali, la sua abilità nel dialogare, mi avevano tratto in inganno. E così, quando è stato eletto a vicepresidente del Csm, le ho mandato un messaggio di congratulazioni in cui le auguravo buon lavoro, perché la stimavo, nonostante la differenza di idee, come persona perbene. Lei mi rispose: “scelta difficile e improvvisa, speriamo di essere in grado”. Dalle intercettazioni pubblicate in questi giorni si capisce non solo che non è stato in grado. Ma che mentiva fin dall’inizio: la sua scelta, infatti, fu forse difficile ma tutt’altro che improvvisa. Anzi. Dietro c’è stato un tourbillon di intrighi, traffici, cene, pranzi, accordi, telefonate, patti più o meno scellerati, correnti, sottocorrenti, amichetti, sponsorizzazioni, ostracismi, comparsate in tv e whatsapp pieni di godimenti con abbondanza di punti esclamativi che gettano ombre su come lei è arrivato a quella poltrona. E dunque sulla sua attività. E soprattutto sull’indipendenza che lei, in quel delicato ruolo, dovrebbe avere. Per cui se davvero è la persona che io ritenevo, abbia la dignità di dimettersi. Altrimenti, come minimo, ritiro il «perbene».

Ermini vicepresidente del Csm è un amico di famiglia dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi ed è arrivato alla politica che conta grazie a Matteo, dal consiglio provinciale di Firenze, al Parlamento e poi sulla seconda poltrona del Palazzo dei Marescialli. Esordisce in politica nella corrente di sinistra della Dc, nel 2014. Renzi lo porta al vertice del partito nominandolo responsabile Giustizia. Lavora alla riforma Orlando sul processo penale e a quella delle intercettazioni (che le limitava). Difende i Renzi e Luca Lotti coinvolti nell’inchiesta Consip. Si comporta come tutti i componenti del Giglio magico ma sfuma l’atteggiamento nei confronti dei magistrati, consapevole di dover andare presto a dirigere il massimo organo di autogoverno delle toghe? Direi di sì.  

Con l’uomo del trojan Luca Palamara, il pubblico ministero indagato per corruzione dalla procura di Perugia, di David Ermini si sente parlare sempre. Viene nominato con l’appoggio di Luca Palamara, Luca Lotti e Cosimo Ferri, petali del Giglio magico. Palamara, intercettato al cellulare mentre parla con le toghe amiche, dice frasi del tipo: «organizziamo insieme il caffè con Ermini e gli parliamo di … così risolviamo il problema». Ermini denuncia i giornali che scrivono sulle intercettazioni per difendere, dice, la sua onorabilità nelle opportune sedi giudiziarie civili e penali, si dimetta …

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